Salt Typhoon, l’attacco cinese a Ibm Italia mette in ginocchio i dati della Pa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Silenzioso, continuo, efficace. Non c’è sintesi migliore, per descrivere la penetrazione messa a segno dal collettivo cinese Salt Typhoon ai danni di Sistemi Informativi, la società interamente controllata da Ibm che, nel nostro Paese, gestisce una fetta sostanziale dell’infrastruttura tecnologica della Pubblica Amministrazione. Loro, gli autori del gravissimo attacco già perpetrato ai danni delle telecomunicazioni statunitensi durante l’amministrazione guidata da Donald Trump (oggi presidente da oltre un anno, un dettaglio che non fa più notizia), avrebbero ora spostato il mirino sull’Italia, mettendo a repentaglio i dati di milioni di cittadini in collaborazione con enti cruciali come Inps, Inail e le aziende coinvolte nel Pnrr.
Sono ancora poche, e va detto, le certezze sul reale impatto di questa violazione; se da un lato Ibm ha confermato l’incidente, dichiarando di averlo identificato e subito contenuto attivando i protocolli di risposta, dall’altro l’azienda non ha ancora quantificato l’ammontare dei dati potenzialmente esfiltrati. Il sospetto, alimentato dai report di intelligence, è che gli hacker abbiano avuto accesso ai sistemi per circa due settimane, muovendosi in totale clandestinità per osservare, mappare e posizionarsi, proprio come avevano fatto oltreoceano dove, lo ricordiamo, avevano preso di mira colossi come At&t, Verizon e T-mobile. Le parole di Iezzi, esperto del gruppo Zenita, chiariscono la posta in gioco: “L’obiettivo – ha spiegato – è tracciare una mappa, per decidere quando osservare, influenzare, interrompere e colpire”.
La reazione del governo e il nodo della sicurezza nazionale
Sul fronte istituzionale, la macchina dei soccorsi si è messa in moto, seppur in un contesto di oggettiva difficoltà nel definire i “contorni” della falla. Il ministro per la Pubblica Amministrazione, Alberto Zangrillo, ha assicurato che tutti gli attori competenti stanno portando avanti le procedure previste dalla normativa, con l’obiettivo primario di tutelare i dati e garantire la continuità dei servizi. Una sfida non da poco, considerando che Sistemi Informativi opera come un unicum nel suo genere; il fatto che si tratti di una società del colosso Ibm (sebbene le due entità operino in autonomia) non ha impedito che l’intera infrastruttura digitale della Pa finisse sotto pressione. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (Acn) ha avviato verifiche tecniche approfondite, lavorando a stretto contatto con i tecnici dell’azienda per bonificare le reti e ripristinare la piena funzionalità dei sistemi, attualmente tornati online ma sotto costante monitoraggio.
Il modus operandi di Salt Typhoon e il rischio supply chain
A destare maggiore allarme, tra gli addetti ai lavori, non è tanto la singola sottrazione di database, quanto la natura strategica dell’operazione. Salt Typhoon, un gruppo di threat actor permanenti (Apt) che i report occidentali legano senza mezzi termini al ministero della Sicurezza di Stato di Pechino, non è noto per chiedere riscatti né per danneggiare fisicamente i sistemi. La loro specialità è lo spionaggio a lungo termine: colpiscono i fornitori di servizi per moltiplicare il danno. Colpendo Sistemi Informativi, gli hacker hanno di fatto ottenuto una chiave maestra per accedere alle infrastrutture digitali di decine di enti pubblici e grandi aziende private, senza dover bucare ogni singola difesa. In parole povere, hanno trasformato un hub centrale nel punto di ingresso privilegiato per osservare le dinamiche dello Stato.
Il contesto globale della mappa del cybercrime
L’incidente di cui stiamo parlando, sebbene grave, non rappresenta certo un caso isolato, ma si inserisce perfettamente in uno scenario geopolitico dove il cybercrime assume connotati sempre più ibridi. Come emerge da una mappatura internazionale, non esiste regione del mondo immune a queste infiltrazioni, sebbene le specialità cambino a seconda dell’area geografica. Se la Romania è il regno dei furti di identità, e Thailandia e Cambogia la casa delle truffe online, è il triangolo composto da Cina, Russia e Ucraina a dominare l’ecosistema delle minacce persistenti e dello spionaggio industriale e governativo. Un’analisi che restituisce la dimensione globale della partita a scacchi in corso, dove Ibm Italia rappresenta solo l’ultima, silenziosa, mossa.




