Hacker contro la pa, indaga l’antiterrorismo di Roma: nel mirino la crew cinese Salt Typhoon
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Redazione Economia
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La procura di Roma ha deciso di accendere un faro – e non potrebbe essere altrimenti, data la delicatezza del bersaglio – su quello che si profila come uno dei più insidiosi attacchi informatici mai registrati contro il sistema Paese. I pm dell’Antiterrorismo, infatti, hanno aperto un fascicolo per accesso abusivo a sistema informatico dopo che sono emerse segnalazioni allarmanti relative a intrusioni ripetute e sofisticate, le quali avrebbero preso di mira uno dei nodi più sensibili dell’intera infrastruttura digitale italiana. Al centro delle attenzi degli inquirenti c’è Sistemi Informativi, società controllata da Ibm, che in Italia non si limita a progettare soluzioni tecnologiche, ma gestisce materialmente le piattaforme strategiche per la pubblica amministrazione e per diverse grandi aziende. Il procuratore capo Francesco Lo Voi coordina le indagini; per ora l’ipotesi di reato è quella di accesso abusivo a sistema informatico, ma il quadro potrebbe evolvere, vista la natura potenzialmente eversiva dell’operazione.
L’ombra dello spionaggio cibernetico e il ruolo di Salt Typhoon
Secondo le prime ricostruzioni, a colpire potrebbe essere stata la crew cinese nota come Salt Typhoon, un gruppo di attori malevoli che gli esperti di cybersecurity hanno da tempo ribattezzato anche come Earth Estries o GhostEmperor. Si tratta, va detto, di una formazione specializzata in attacchi di tipo APT – Advanced Persistent Threat – caratterizzati cioè da una penetrazione lenta, mirata e duratura nel tempo, finalizzata a esfiltrare informazioni senza lasciare tracce evidenti. Le fonti investigative non escludono che il gruppo operi “per conto” del ministero della Sicurezza dello Stato cinese, sebbene questa sia al momento un’indicazione da trattare con la cautela del caso. Quel che è certo è che l’attacco a Sistemi Informativi rappresenta un salto di qualità nello spionaggio cibernetico contro l’Italia, perché la società colpita non è un ente qualsiasi, bensì un vero e proprio crocevia di dati sensibili: dai servizi demografici a quelli fiscali, passando per le piattaforme di gestione amministrativa delle grandi realtà pubbliche e private.
L’inchiesta dell’Antiterrorismo e i tempi della risposta giudiziaria
I magistrati capitolini, dopo aver ricevuto le prime segnalazioni, hanno attivato immediatamente il pool specializzato in sovversione informatica, quello stesso che solitamente segue casi di radicalizzazione violenta in rete. Una scelta, questa, che la dice lunga sulla gravità attribuita all’episodio: non un semplice furto di dati, ma un’azione potenzialmente in grado di compromettere la tenuta di interi servizi essenziali. Nel fascicolo, al momento, si procede senza indagati formalmente iscritti, e i pm attendono un’informativa più dettagliata dai reparti specializzati – probabilmente dal nucleo di polizia postale o dall’intelligence interna. La difficoltà, come sempre in questi casi, non è tanto provare l’accesso abusivo (le tracce digitali ci sono), quanto attribuirlo con certezza a un determinato gruppo e, ancor più, dimostrare il collegamento con un governo straniero.
Ibm, Sistemi Informativi e il valore strategico dell’infrastruttura colpita
Quel che rende l’attacco particolarmente preoccupante è il ruolo di Sistemi Informativi: la società, controllata da Ibm, è un pilastro su cui poggia gran parte della digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana. Non un fornitore qualsiasi, dunque, ma un gestore di infrastrutture critiche, quelle che se messe fuori uso paralizzerebbero interi settori. Gli inquirenti stanno cercando di capire se l’intrusione sia stata meramente esplorativa – una sorta di mappatura per attacchi futuri – oppure se abbia già prodotto un’esfiltrazione massiccia di dati. Al momento non ci sono conferme su quest’ultimo punto, ma la prudenza è d’obbligo. La circostanza che l’Antiterrorismo abbia preso in mano il caso suggerisce che l’ipotesi di fondo sia quella di un’azione diretta a minare la sicurezza nazionale, non un semplice atto di hacktivismo o di criminalità informatica comune.




