Hormuz, le condizioni di Teheran e la controffensiva diplomatica di Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le acque dello Stretto di Hormuz, quel passaggio obbligato per un quinto del petrolio mondiale, tornano a essere teatro di una tensione che combina diplomazia, propaganda e azioni militari. Nelle ultime ore, la Casa Bianca ha rivendicato il successo di un'operazione di bonifica, con il comandante del Centcom, ammiraglio Brad Cooper, che ha annunciato via social la rimozione di mine navali posizionate – secondo gli Stati Uniti – dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.

Una mossa che arriva a ridosso dell'ennesima provocazione verbale del presidente Donald Trump, il quale ha ribadito, sul suo social Truth, la definizione dello Stretto come "nuovo territorio americano", suscitando la reazione immediata di Teheran.

La risposta misurata di Teheran e le condizioni per il dialogo

La reazione iraniana, per ora, si mantiene su un registro che gli osservatori definiscono prudente, nonostante il clima rovente. Il Ministero degli Esteri, attraverso una nota, ha bollato le dichiarazioni di Trump come "pura schizofrenia", mentre la guida suprema e i Pasdaran assicurano che il controllo operativo del canale rimane saldamente nelle loro mani.

Ma è nel merito della proposta diplomatica che emerge la strategia di Teheran: Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale, intervenuto all'emittente libanese Al Manar, ha chiarito che qualsiasi accordo per la riapertura totale del transito marittimo non potrà prescindere da una più ampia cessazione delle ostilità regionali. Le condizioni poste dall'Iran sono esplicite e legano il destino di Hormuz alle sorti dei fronti di Gaza, Libano e Siria, in un gioco di specchi che rende ogni concessione su uno Stretto dipendente dagli equilibri di un'intera regione.

L'operazione di sminamento e la controffensiva militare americana

L'iniziativa militare statunitense ha offerto una prova tangibile della mutata percezione del rischio nello Stretto. L'ammiraglio Cooper, in un video pubblicato sulla piattaforma X, ha dichiarato che le rotte di transito riconosciute a livello internazionale sono state liberate da ordigni risalenti a mesi precedenti, attribuendone la responsabilità alle forze iraniane.

Un'affermazione, questa, che per ora non ha trovato riscontro diretto nelle fonti di Teheran, ma che ha il sapore di una mossa tattica per rassicurare i mercati e gli alleati del Golfo, messi in allarme dalle recenti impennate del prezzo del greggio. La bonifica, presentata come un successo della prontezza operativa del Centcom, si inserisce in una strategia più ampia volta a dimostrare che il passaggio, nonostante le minacce, rimane percorribile sotto la protezione della Quinta Flotta.

La provocazione social di Trump e la strategia della tensione

Sul fronte politico, Trump ha continuato a utilizzare il suo consueto canale social per tenere alta la pressione, alternando la cartina dello Stretto ridisegnato come territorio statunitense a dichiarazioni più misurate rilasciate all'emittente israeliana Channel 12, dove ha descritto la risposta iraniana come "molto moderata", interpretandola come un segnale di cautela da parte di Teheran per evitare nuovi attacchi.

In queste parole si coglie il tentativo di rivendicare una posizione di forza, mentre gli Stati Uniti rivendicano il successo dell'operazione di sminamento e l'Iran ribadisce che il passaggio resta sotto la sua sorveglianza. La partita a scacchi tra Washington e Teheran si gioca dunque su più tavoli, con le mine navali rimosse che rappresentano solo l'ultimo capitolo di una crisi destinata a influenzare gli equilibri energetici globali.

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