Sal Da Vinci e quel “Per sempre sì” che divide: la stoccata di Barbara Alberti alle femministe
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’edizione numero settantasei del Festival di Sanremo, quella che ha consegnato il microfoni di Carlo Conti a Stefano De Martino per il futuro, si era chiusa con un verdetto chiaro, seppur maturato al fotofinish: il trionfo di Sal Da Vinci e del suo “Per sempre sì”. Un brano che parla di promesse e di amore che sfida il tempo, dedicato alla moglie Paola, e che in molti, complice anche la coreografia che lo accompagna, hanno già eletto a nuovo tormentone, destinato a riecheggiare nelle piazze e nei lungomare con l’arrivo della bella stagione. Tuttavia, mentre il cantante napoletano, nato a New York da padre d’arte, si prepara a varcare i confini nazionali per rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest di Vienna, rimandando per l’occasione alcune date della sua tournée nordamericana, sul suo cavallo di battaglia si è abbattuta l’onda di una polemica che poco ha a che fare con note e arrangiamenti.
Il testo, all’apparenza una classica dichiarazione d’amore eterno, ha infatti sollevato più di un sopracciglio in certi ambienti, innescando un dibattito che dalle colonne dei giornali è rapidamente approdato nei salotti televisivi. A infiammare ulteriormente la discussione, ci ha pensato Barbara Alberti, scrittrice e opinionista dal piglio spesso anticonformista, che in tv ha preso le difese del cantante attaccando duramente le critiche piovute addosso al brano. Con il suo stile inconfondibile, fatto di paradossi e provocazioni, la Alberti si è scagliata contro quelle che ha definito le nuove crociate del pensiero femminista, arrivando a sostenere che, se questa è la direzione, quasi quasi è meglio tornare indietro. “Torniamo al maschilismo, che è meglio”, ha dichiarato senza mezzi termini, scatenando un immediato putiferio mediatico e riaccendendo i riflettori su una querelle che sembrava sopita.
La libertà dell’arte e il rischio della censura, secondo la scrittrice
Nel suo intervento, la Alberti ha incentrato la sua arringa sulla difesa della libertà espressiva, un bene prezioso che, a suo avviso, rischia di essere messo in discussione da certi atteggiamenti intransigenti. La sua critica, infatti, non si è limitata a una semplice difesa d’ufficio del cantante, ma ha assunto i contorni di una riflessione più ampia sui meccanismi della censura culturale. “Se non si può più cantare l’amore in modo tradizionale, se ogni dichiarazione di intenti viene letta come un’imposizione”, ha di fatto argomentato la scrittrice, “allora significa che abbiamo perso di vista il significato più profondo dell’arte, che è anche racconto dei sentimenti, nella loro complessità e anche nella loro ingenuità”. Una posizione, la sua, che non ha mancato di far discutere, dividendo l’opinione pubblica tra chi ne ha apprezzato la schiettezza e chi, invece, ne ha condannato l’eccessiva radicalità. Il tutto mentre “Per sempre sì” continua imperterrita la sua scalata nelle classifiche di ascolto e nelle piattaforme digitali, dimostrando un successo popolare che sembra viaggiare parallelo, e forse indifferente, alle polemiche intellettuali.
Oltre la polemica, il peso di un festival che guarda avanti
Mentre il clamore sollevato dalle parole di Barbara Alberti rischia di monopolizzare l’attenzione, la macchina organizzativa del dopo-Sanremo è già in moto. Sal Da Vinci, forte della vittoria ottenuta con una percentuale complessiva del 22,2% che ha ribaltato il risultato del solo televoto, si appresta a diventare il più maturo rappresentante italiano mai andato all’Eurovision, superando il primato che apparteneva a Peppino Di Capri. La sua canzone, che con i suoi due minuti e cinquantacinque secondi non avrà bisogno di tagli per adeguarsi ai regolamenti europei, volerà così a Vienna in un contesto internazionale già reso complesso dalle defezioni di paesi come Spagna, Irlanda e Paesi Bassi, contrari alla presenza di Israele nella competizione. Un palcoscenico delicato, quello europeo, sul quale il cantautore porterà non solo la sua melodia, ma anche un pezzo di quella napoletanità che qualcuno, nelle scorse settimane, aveva invece storto il naso nel giudicare, salvo poi essere prontamente redarguito dal giornalista Aldo Cazzullo. Una vicenda, quella delle critiche alla sua identità partenopea, che lo stesso Da Vinci aveva cercato di placare, preferendo concentrarsi sulla musica e sulla gioia di un traguardo inseguito fin da bambino. E proprio sul palco dell’Ariston, la sera della vittoria, il suo pensiero era corso alla famiglia, alla moglie Paola Pugliese, che ha baciato tra le lacrime, e ai figli, ringraziandoli per il sostegno nei momenti difficili.




