Mestre, la supplente che tagliò i capelli a due alunne per “farsi capire”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
A Mestre, tra i banchi di una terza media della scuola ‘Bellini’, la didattica ha recentemente assunto una piega tanto inaspettata quanto, a dir poco, inquietante. È qui, infatti, che una docente con incarico di supplenza (un ruolo, questo, che avrebbe dovuto coprire fino al termine dell’anno scolastico) ha trasformato una normale richiesta di chiarimenti in un gesto di una violenza simbolica difficilmente tollerabile. La dinamica, per quanto assurda, è stata confermata dalla stessa insegnante: una studentessa, probabilmente l’ennesima quella mattina a chiedere delucidazioni, domanda alla professoressa la lunghezza esatta del riassunto da produrre; la risposta, invece di arrivare sotto forma di numero di righe o di caratteri, è arrivata sotto forma di una forbice.
L’accaduto, che ha lasciato l’intera classe sotto shock, ha visto la professoressa avvicinarsi alla prima alunna per tagliarle una ciocca di capelli – una decina di centimetri, stando a quanto riportato – e ripetere il gesto, pochi istanti dopo, nei confronti di un’altra compagna che, impietosita o forse semplicemente incredula, si era alzata dal posto in sua difesa. La supplente, la quale avrebbe dovuto gestire una materia come italiano, storia e geografia, non ha negato l’accaduto. Anzi, nell’ammettere di aver “semplicemente esagerato”, ha giustificato l’atto come un mezzo per “mettersi al livello dei ragazzi” o, in altre versioni, per “farsi comprendere meglio”. Una spiegazione, quest’ultima, che certo solleva più di un interrogativo sulla percezione del ruolo educativo che la docente possiede.
Indagini interne e il precedente delle “supplenze di supplenze”
L’istituto comprensivo ‘Lazzaro Spallanzani’, da cui dipende la sede di Mestre, ha immediatamente avviato un’indagine interna per fare piena luce sulla vicenda. La situazione, sul piano disciplinare, appare estremamente complessa: la professoressa era arrivata in quella classe soltanto una ventina di giorni fa, inserita in quelle che vengono definite “supplenze di supplenze”, ovvero incarichi spesso improvvisi e legati a emergenze dell’organico. Eppure, questa precarietà del ruolo non può certo fungere da attenuante. I genitori degli alunni, venuti a conoscenza del metodo punitivo adottato, si sono detti “fortemente contrariati” all’idea che l’insegnante possa mantenere l’incarico, sebbene formalmente fosse stata ingaggiata fino a giugno. A destare ulteriore preoccupazione è la facilità con cui la supplente avrebbe estratto le forbici: un gesto che, secondo alcuni presenti, sarebbe nato dalla frustrazione per dover rispondere a domande ritenute banali o ripetitive.
La replica di un copione già visto in altre aule italiane
Sebbene la cronaca di Mestre appaia eccezionale nella sua gratuità, essa non rappresenta purtroppo un unicum nel panorama scolastico italiano. Ciò che è accaduto nella città lagunare trova inquietanti analogie con episodi precedenti. A Roma, nel 2022, un docente di un istituto superiore tagliò una ciocca di capelli a una studentessa iraniana, in quel caso durante una discussione acceso sulle proteste seguite alla morte di Mahsa Amini; un gesto che fu interpretato come una provocazione inaccettabile. Ancora più calzante, però, è il precedente del 2020, sempre nella Capitale, presso il Collegio San Giuseppe De Merode: lì furono la preside e un insegnante a tagliare il ciuffo a un alunno, ritenuto non conforme al regolamento scolastico. In quell’occasione, le conseguenze per i responsabili furono penali, con ipotesi di reato che spaziavano dalla violenza privata all’abuso dei mezzi di correzione.
Profili penali e la difficile tutela degli alunni
Il quadro che si delinea per la supplente di Mestre non è, dunque, limitato al solo rischio della rescissione del contratto. L’indagine interna, inevitabilmente, farà da apripista a valutazioni più severe da parte dell’autorità giudiziaria. L’abuso dei mezzi di correzione, figura di reato spesso dimenticata ma ancora in vigore, calza a pennello in contesti dove l’autorità (genitoriale o docente) viene esercitata in modo distorto e lesivo dell’integrità psichica o fisica del minore. Le due studentesse, vittime di un atto improvviso e inspiegabile, hanno subìto una vera e propria aggressione simbolica nel luogo che, per eccellenza, dovrebbe rappresentare la sicurezza e la crescita. La scuola media ‘Bellini’, sezione distaccata di un comprensivo più ampio, si trova ora a dover ricostruire non solo la fiducia con le famiglie, ma anche a gestire il trauma vissuto da quei ragazzi, i quali hanno visto la loro insegnante impugnare le forbici come se fosse un’arma retorica. La frase “Prof, quanto deve essere lungo il riassunto?” resterà, per molto tempo, il triste simbolo di un confine che, a scuola, non si doveva mai oltrepassare.




