Docente taglia i capelli a due alunne in classe, scatta l’indagine interna a Mestre
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Redazione Interno
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La normalità di un’ora di lezione, in una terza media dell’istituto Bellini di Mestre, si è rotta domenica 19 aprile 2026 in un modo che pochi avrebbero potuto immaginare. Una supplente, chiamata per coprire quella che nel gergo scolastico si definisce una “supplenza di supplenze” – quindi un incarico breve, improvviso e spesso privo di margini per costruire un rapporto consolidato con la classe – ha estratto una forbice dalla tasca e, senza alcun preavviso, ha tagliato una ciocca di capelli a un’alunna. Il gesto, compiuto davanti a tutti i compagni rimasti senza parole, non si è esaurito lì: la stessa insegnante si è poi avvicinata a un’altra studentessa, che nel frattempo si era alzata con gli occhi sbarrati, e con la medesima foga le ha reciso una manciata di capelli, lunga una decina di centimetri.
La scusa: «Volevo solo farmi capire»
A scatenare la reazione della docente sarebbe stata una domanda, a suo dire ripetuta fino alla nausea: «Professoressa, di quante righe dobbiamo fare questo riassunto?». Una richiesta di chiarimento assolutamente ordinaria in una classe di scuola media, eppure capace di innescare una risposta sproporzionata. La professoressa, che era in servizio da poche settimane nell’istituto, si è giustificata in seguito affermando di aver soltanto tentato di farsi capire, di voler esemplificare in modo plastico le modalità del riassunto – come se la lunghezza di un testo si potesse equiparare alla lunghezza di una ciocca di capelli. Una spiegazione che non ha retto all’evidenza dei fatti, né alla gravità di un atto compiuto su due minorenni senza il loro consenso, tanto meno davanti a una classe intera.
Le conseguenze immediate: indagine interna e condanna dei presidi
L’episodio, definito “choc” dallo stesso istituto, ha provocato una reazione a catena che ha travolto la supplente. L’avvio di un’indagine interna è stato immediato, così come la presa di posizione dei presidi, che hanno espresso una condanna netta senza cercare attenuanti. Nessuna sospensione automatica è stata resa nota in questa fase, ma il clima all’interno della scuola è pesante: colleghi e personale amministrativo hanno mostrato solidarietà alle famiglie delle due alunne, mentre gli stessi studenti – che avevano assistito in silenzio al gesto – hanno di fatto “bocciato” il comportamento dell’insegnante, rifiutandosi di giustificarla con il pretesto della frustrazione didattica.
Lavoro di anni andato in fumo
Dalle prime ricostruzioni, fornite dalla dirigenza in collaborazione con il quotidiano “l’Adige”, emerge un paradosso amaro: la supplente, nonostante la breve durata del suo incarico, era riuscita a creare un clima di lavoro apparentemente accettabile con la terza media. Quel clima, però, è stato polverizzato in pochi secondi. «Un lavoro di anni andato in fumo», hanno commentato fonti interne alla scuola, riferendosi non tanto alla carriera della docente – che resta da accertare – quanto alla fiducia che si costruisce faticosamente in una comunità scolastica e che un singolo atto può distruggere. Le due alunne, dopo il taglio, sono state seguite dai genitori e dal supporto psicologico dell’istituto; nessuna denuncia formale è stata ancora depositata, ma l’indagine interna potrebbe consegnare gli atti all’autorità giudiziaria qualora emergessero profili di rilevanza penale.




