Mestre, la supplente taglia i capelli a due alunne per spiegare il riassunto
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Redazione Interno
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L’odore della plastica delle forbici che scorre tra i banchi, di solito, è associato ai lavoretti di tecnologia, non certo a una lezione di italiano. Eppure, in una terza media dell’istituto comprensivo “Bellini” di Mestre, sezione staccata della scuola statale “Lazzaro Spallanzani”, l’utensile ha assunto una funzione del tutto inaspettata: quella di strumento didattico per chiarire un dubbio sui compiti a casa. L’episodio, che ha dell’incredibile se si considera il contesto, vede protagonista una docente supplente, la quale, nel tentativo di rispondere a una domanda sulla lunghezza di un riassunto, ha impugnato le forbici recidendo una ciocca di capelli a due studentesse. La dinamica, confermata dalla stessa insegnante durante i primi accertamenti interni, ha scatenato la reazione indignata dei genitori, mentre la scuola ha preferito mantenere un rigoroso silenzio stampa in attesa di completare le verifiche.
La dinamica, un gesto sproporzionato sotto gli occhi dei compagni
La ricostruzione dell’accaduto, filtrata attraverso le testimonianze degli studenti e le prime ammissioni della professoressa, delinea un quadro preciso dell’accaduto. La supplente, arrivata nell’istituto di Mestre da circa tre settimane con un incarico che avrebbe dovuto coprire il periodo fino alla fine dell’anno, aveva assegnato alla classe la stesura di un riassunto. È a quel punto che una delle alunne ha chiesto un chiarimento, forse banale, sulla lunghezza del testo da produrre; una domanda a cui l’insegnante ha reagito nel modo più plateale e fisico possibile. Prelevata una forbice – forse poggiata sulla cattedra o in un cassetto – la docente si è avvicinata alla ragazza, afferrandole una ciocca di capelli per poi tagliarla di netto. La lunghezza della ciocca, secondo le prime indiscrezioni, si aggirerebbe attorno ai dieci centimetri. Il gesto, di per sé già violento nella sua simbologia, non si è fermato alla prima studentessa. Un’altra alunna, probabilmente nel tentativo di esprimere il proprio dissenso o la propria incredulità per quanto appena accaduto, si è alzata in piedi. La reazione della supplente è stata identica: forbice alla mano, anche per lei è arrivato il taglio di una ciocca.
La giustificazione della docente tra "eccesso" e necessità di farsi capire
Di fronte alla dirigente scolastica, che ha immediatamente avviato un’indagine interna per fare luce sull’accaduto, l’insegnante non ha negato la realtà dei fatti. La sua posizione, per quanto paradossale agli occhi di un osservatore esterno, è stata quella di ammettere un “errore di valutazione” o un “eccesso”, tentando però di contestualizzare l’azione come una sorta di strategia comunicativa estrema. La professoressa avrebbe dichiarato di aver agito con l’intenzione precisa di “mettersi al livello dei ragazzi” e di farsi “comprendere meglio”. In altre parole, il taglio della ciocca sarebbe stato una metafora fisica del concetto di sintesi, una dimostrazione pratica per insegnare a non essere “troppo lunghi” o verbosi. Una spiegazione che, per quanto fantasiosa, non ha trovato alcun riscontro positivo né tra i banchi di scuola né tra i corridoi dei palazzi frequentati dai genitori. Questi ultimi, venuti a conoscenza del racconto dei propri figli – che hanno assistito attoniti alla scena – sono letteralmente insorti, chiedendo provvedimenti immediati contro quella che percepiscono come una figura ormai inadatta a ricoprire un ruolo educativo.
Le conseguenze disciplinari e il peso dell’esame imminente
La vicenda, che ha assunto i contorni di un caso nazionale per la sua singolarità, ha costretto l’istituto comprensivo “Lazzaro Spallanzani” a gestire una situazione di forte tensione interna. Al di là dell’indagine conoscitiva, che serve a dirimere eventuali contraddizioni nelle testimonianze, il nodo principale riguarda il futuro professionale della supplente e il clima nella classe terza. Questa docente, infatti, era stata chiamata per accompagnare i ragazzi fino all’esame di terza media, un passaggio cruciale per gli studenti che si apprestano a concludere il primo ciclo di istruzione. La sua presenza, dopo un episodio simile, appare quantomeno compromessa: la scuola sta valutando l’ipotesi della sospensione immediata dal servizio, se non addirittura la rescissione del contratto. Sul piano legale, inoltre, non si esclude che il gesto possa configurare ipotesi di reato, come quella di violenza privata o abuso dei mezzi di correzione, fattispecie già emerse in precedenti analoghi verificatisi in altre città italiane.
La notizia, rimbalzata sulle agenzie di stampa, ha riportato alla mente episodi simili di “professori tagliacapelli”, come quello avvenuto a Roma dove un docente aveva reciso le chiome di una studentessa iraniana durante un dibattito o, ancora prima, quando un preside aveva provveduto personalmente a tagliare un ciuffo giudicato fuori regolamento. In attesa che la dirigente scolastica di Mestre concluda gli accertamenti, l’unica certezza è che per quelle due ragazze, costrette a subire un gesto tanto inaspettato quanto ingiustificato, il ricordo di quel riassunto sarà difficilmente dimenticato.




