La supplente delle forbici: a Mestre taglia una ciocca a due alunne per “spiegare” il riassunto
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Redazione Interno
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Non bastava la spiegazione orale, né tantomeno la classica consegna scritta alla lavagna. Per farsi “comprendere meglio” – questa la sua tesi difensiva – una docente supplente di italiano, storia e geografia, in servizio da una ventina di giorni in una scuola media di Mestre, ha letteralmente aggredito la chioma di due studentesse, recidendo con una forbice una ciocca di capelli lunga una decina di centimetri. Il gesto, avvenuto davanti al resto della classe rimasto paralizzato dall’incredulità, è scattato come una molla dopo una domanda apparentemente banale: “Professoressa, di quante righe dobbiamo fare questo riassunto?”. Forse la ragazzina non ha nemmeno avuto il tempo di finire la frase che l’insegnante, estratto l’attrezzo dalla tasca, le si è avvicinata per il “taglio”.
Le forbici come metafora (fallita) del “taglio” del superfluo
Secondo la ricostruzione degli eventi, che ha scatenato la protesta dei genitori e l’apertura di un’indagine interna da parte dell’istituto, la professoressa avrebbe voluto fornire una dimostrazione pratica del concetto di sintesi. Tagliare la ciocca, nella sua paradossale logica didattica, doveva equivalere a “tagliare le parole inutili” in un testo. Un’interpretazione talmente letterale del compito d’italiano da rasentare l’assurdo, se non fosse per la violenza fisica implicita nell’atto. La donna, che ricopriva il ruolo di supplente di un’altra supplente con incarico fino a fine anno scolastico, non si è fermata alla prima alunna: dopo il primo “zac”, si è avvicinata a una seconda ragazzina che, con gli occhi sbarrati per lo choc, si era alzata in piedi, ripetendo il gesto con la medesima, inspiegabile foga.
La polvere sotto il tappeto e la mobilitazione dei genitori
Mentre i minori hanno assistito increduli a quella che sembrava una scena uscita da un film grottesco, le famiglie delle vittime hanno immediatamente alzato la voce, definendo l’episodio come una violazione inaccettabile dell’integrità fisica e psicologica delle ragazze. La scuola, dal canto suo, si è affrettata a prendere le distanze dalla condotta della supplente, avviando un procedimento disciplinare che potrebbe portare alla revoca immediata dell’incarico. L’Ufficio Scolastico Regionale sta monitorando la vicenda, ribadendo il principio secondo cui il rispetto della persona rappresenta un limite invalicabile, al di là di qualsiasi sperimentazione pedagogica.
Un precedente che interroga i confini dell’autorevolezza
L’insegnante, che avrebbe ammesso di aver “esagerato” pur sostenendo di voler solo catturare l’attenzione della classe, si trova ora al centro di una bufera giudiziaria e professionale. Le due studentesse, di terza media, hanno riportato a casa non solo il ricordo della paura, ma anche il danno materiale rappresentato dalle ciocche mancanti. L’episodio di Mestre solleva una questione delicata sul confine tra autorità e sopraffazione nella scuola italiana: se un tempo la bacchettata sulle nocche poteva essere tollerata come “punizione”, l’uso delle forbici per imporre un concetto – come se i capelli fossero un foglio di carta da rifilare – rappresenta un cortocircuito educativo che la cronaca nera, in questo caso, non può ignorare se non per sottolineare l’assurdità del metodo.




