Garlasco, il giallo delle contro-analisi sui pedali della bici: verbali e ricostruzioni a confronto
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Redazione Esteri
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La nuova inchiesta della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco ha riportato al centro dell'attenzione un passaggio tecnico rimasto per anni ai margini del dibattimento: le analisi sul materiale genetico prelevato dai pedali della bicicletta Umberto Dei in uso ad Alberto Stasi.
Secondo quanto emerso dai verbali delle testimonianze degli ex ufficiali del Ris, depositati negli atti della chiusura delle indagini, il quadro delle operazioni di laboratorio del settembre 2007 presenta più di un punto oscuro, a partire dalla sequenza dei campionamenti che portarono al fermo dell'allora studente bocconiano.
Il racconto di Marino e le voci di laboratorio
Il tenente colonnello Alberto Marino, sentito dai magistrati pavesi, ha ricostruito con diversi vuoti di memoria le fasi che portarono all'attribuzione del profilo genetico di Chiara Poggi al campione identificato come Bu_p. «Sicuramente avrò informato il comandante», ha dichiarato Marino rispondendo alle domande sul generale Luciano Garofano, allora al vertice del Ris di Parma, aggiungendo poi una considerazione che ha alimentato il dibattito: «Probabilmente a questi due risultati negativi non è stato dato un peso che forse meritavano».
Il riferimento è alle due contro-analisi del 20 settembre 2007, che secondo i consulenti della difesa di Stasi avrebbero dato esito totalmente negativo sullo stesso campione che il giorno precedente aveva invece rivelato la presenza del Dna della vittima.
L'anomalia raccontata da Coli
Un altro tassello arriva dalla testimonianza di Alessandro Coli, ex investigatore del Ris che lavorava nella stessa struttura di Marino. Coli ha parlato di una «voce di laboratorio» che circolava all'epoca: «Il fatto che da un prelievo è uscito il Dna e poi da altri prelievi ripetuti non è uscito niente (...) era una cosa anomala». Da biologo, ha precisato di aver trovato quella circostanza «strana» e di esserne rimasto «perplesso», pur senza ricordare se ne avesse discusso direttamente con il collega.
La ricostruzione di Coli si è soffermata anche sulle modalità di lavoro nei laboratori del Ris, dove secondo il suo racconto era pressoché quotidiana la presenza di un consulente per conto dell'allora avvocato di Stasi, e dove i consulenti della difesa avrebbero avuto accesso alle attività di verifica dei risultati.
La posizione di Portera e il nodo dell'accesso
Sul fronte opposto, l'ex ufficiale del Ris Giorgio Portera ha preso le distanze da qualsiasi ruolo interpretativo nella vicenda del campione Bu_p. Ascoltato dalla Procura, Portera ha spiegato che il suo coinvolgimento «deriva dalla registrazione di un accesso con la mia user personale nell'ambito dell'ultima fase di lavorazione della specifica traccia», precisando di non aver mai eseguito personalmente l'analisi genetica né valutato alcun profilo relativo al caso.
Secondo la sua versione, quell'accesso si colloca esclusivamente nella fase di caricamento del campione sul sequenziatore, un'operazione che potrebbe essere stata materialmente compiuta da un collega a cui aveva consentito l'uso della propria utenza. «Non ho mai svolto alcun sopralluogo», ha aggiunto, chiarendo di non aver firmato verbali o referti del caso Garlasco.
Le due letture tecniche
Il nodo delle contro-analisi ha dato origine a due ricostruzioni contrapposte che ruotano attorno alla lettura dei dati grezzi consegnati dal Ris alla Procura di Pavia nel novembre 2025. Per i consulenti della difesa di Stasi, Ugo Ricci e Pasquale Linarello, nei Raw Data sono presenti due corse elettroforetiche datate 20 settembre 2007 sul campione Bu_p, entrambe negative, che sarebbero state idonee a scagionare l'allora indagato già diciannove anni fa ma che non risulterebbero mai confluite nel fascicolo processuale.
Di segno opposto la tesi di Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi sin dal 2007, secondo cui non vi sarebbe stato alcun doppio esito negativo successivo al risultato positivo. Quello che la difesa indica come esito del 20 settembre sarebbe in realtà, per Capra, una corsa relativa a un campione «inibito» risalente al 10 settembre, la cui data di modifica del file è stata successivamente confusa con la data dell'analisi.
La distinzione tra run date e data di modifica è un elemento tecnico che gli inquirenti dovranno valutare per stabilire se le due contro-analisi siano effettivamente riferibili al campione che aveva prodotto il profilo della vittima o a un campione diverso.
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