incendio in discoteca in macedonia del nord: 59 morti, arresti e disperazione
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Redazione Esteri
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Un incendio divampato nella notte di domenica 16 marzo 2025 all’interno del Club Pulse di Kocani, in Macedonia del Nord, ha provocato una strage: 59 vittime accertate e 155 feriti, molti dei quali ancora ricoverati in condizioni critiche. Tra le fiamme, che si sono propagate con una rapidità impressionante durante un concerto del duo hip-hop Dnk, si è consumato il panico: circa 1.500 persone, intrappolate nel locale, hanno tentato di fuggire in preda al terrore, creando una calca che ha reso ancora più difficile l’evacuazione. Le prime indagini, ancora in corso, suggeriscono che l’incendio possa essere stato innescato da fuochi d’artificio utilizzati sul palco, anche se le dinamiche precise restano da chiarire.
Tra le vittime c’è anche Tomce Stojanov, un giovane di soli 21 anni, figlio unico di Dragi Stojanov, che ha parlato con i giornalisti in un momento di profonda disperazione. “Era il mio unico figlio, cosa mi è rimasto nella vita?”, ha dichiarato l’uomo, visibilmente distrutto, mentre criticava duramente le autorità locali. “Dovrebbero essere tutti puniti e buttati giù, dovrebbero essere feriti loro come sono ferito io adesso”, ha aggiunto, riferendosi ai ritardi nei soccorsi e alle difficoltà nel recupero dei corpi, alcuni dei quali non sono ancora stati identificati.
Intanto, le autorità macedoni hanno avviato un’inchiesta per fare luce sulle responsabilità del disastro. Il ministro dell’Interno Panche Toshkovski ha annunciato l’emissione di quattro mandati di arresto, senza tuttavia rivelare i nomi dei sospettati né i dettagli sulle accuse. Le indagini si concentrano non solo sulle cause dell’incendio, ma anche sulle condizioni di sicurezza del locale, che potrebbe non aver rispettato le norme antincendio.
Anche Papa Francesco è intervenuto, esprimendo attraverso un telegramma del cardinale Pietro Parolin il suo “profondo cordoglio” e la “spirituale vicinanza” ai familiari delle vittime e ai feriti. Il messaggio, indirizzato al vescovo di Skopje, monsignor Kiro Stojanov, ha sottolineato la gravità di una tragedia che ha scosso non solo la Macedonia del Nord, ma l’intera regione balcanica.




