Spioni e spiati, il governo fa melina. E il Dis presenta un’altra denuncia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo italiano si trova ancora una volta al centro di un vortice di polemiche riguardanti l’uso dello spyware Graphite, un software di sorveglianza prodotto dall’azienda israeliana Paragon Solutions. La questione, che ha visto coinvolti il direttore di Fanpage Francesco Cancellato e alcuni attivisti dell’ong Mediterranea, è stata portata alla luce ieri durante un question time alla Camera, dove il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha difeso l’operato dei Servizi segreti italiani, minacciando azioni legali contro chiunque abbia accusato il governo di aver spiato i giornalisti.

Ciriani, nel tentativo di chiarire la posizione del governo, ha sottolineato che i Servizi italiani, come tutte le agenzie di intelligence del mondo, utilizzano strumenti come Graphite esclusivamente per contrastare organizzazioni terroristiche o criminali, nel rispetto della Costituzione e delle leggi vigenti, in particolare la legge 124 del 2007. Tuttavia, non è stato in grado di fornire dettagli precisi sull’uso effettivo dello spyware, né di spiegare chi possa aver preso di mira Cancellato e gli attivisti di Mediterranea.

Il sottosegretario Alfredo Mantovano, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, ha invece cercato di rassicurare l’opinione pubblica, affermando che i giornalisti sono tutelati e che i Servizi operano nel pieno rispetto della legge. Mantovano ha anche ribadito che Paragon non ha mai sospeso i servizi né rescisso contratti, smentendo così alcune ricostruzioni giornalistiche degli ultimi giorni.

Nonostante le rassicurazioni, il caso continua a sollevare interrogativi. L’uso di strumenti di sorveglianza avanzati come Graphite, che permettono di accedere a dispositivi elettronici senza lasciare traccia, pone seri dubbi sul bilanciamento tra sicurezza nazionale e diritti individuali. La mancanza di trasparenza da parte del governo, unita alla minaccia di azioni legali contro chi solleva critiche, rischia di alimentare ulteriormente il clima di sfiducia.

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