Il ragazzo dalla scorta e le foto con Mancini: così la bomba sotto casa si è rivelata un falso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C'è un ragazzo dal volto ancora pulito, quello che nelle foto sfoggia la maglia della Nazionale politica accanto a Roberto Mancini e don Maurizio Patriciello, e che fino a qualche giorno fa viaggiava con una scorta di due militari e un'auto istituzionale. Il suo nome è Adriano Cappellari, e quella che sembrava la storia di un giovane attivista finito nel mirino della criminalità organizzata si è trasformata in un'inchiesta per simulazione di reato.

La procura di Vicenza, dopo settimane di accertamenti, ha messo sotto la lente i contorni di un attentato incendiario che sarebbe stato messo in scena dallo stesso presunto bersaglio, e che ora rischia di consegnarlo a un destino giudiziario ben diverso da quello dell'eroe per caso che aveva raccontato.

La "Partita del cuore" e la scorta da star

Il 13 luglio, allo stadio dell'Aquila, si è giocata la "Partita del cuore" e Cappellari era in campo, rigorosamente in prima fila, nella formazione dei politici guidata da Roberto Mancini. Le immagini pubblicate su Instagram lo ritraggono sorridente accanto al nuovo ct della Nazionale, insieme a decine di sindaci e volti noti della solidarietà, come don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano da sempre impegnato contro la criminalità.

A fare da cornice, un dettaglio che oggi appare quantomeno imbarazzante: il ragazzo non si è presentato da solo, ma con un "servizio di scorta" che comprendeva due militari specializzati e una vettura istituzionale dedicata, come lui stesso ha raccontato, di cui poteva usufruire per gli eventi pubblici. La misura di protezione, secondo quanto ricostruito, era stata disposta dopo il presunto attentato subito sotto casa, ma la sua presenza in campo solleva già più di un interrogativo sulla reale necessità di quella protezione.

Le minacce, la bomba e i messaggi della premier

Tutto ha avuto inizio il 30 maggio, quando sotto l'abitazione di Cappellari, a pochi passi da casa sua, è stato fatto esplodere un ordigno incendiario. Le fiamme, il boato e il ritrovamento di alcune lettere minatorie, in cui venivano minacciati non solo lui ma anche la premier Giorgia Meloni e don Patriciello, hanno fatto scattare immediatamente l'allarme. Il ragazzo, che dal Veneto si era fatto portavoce di battaglie contro la criminalità a Caivano, era diventato in poche ore un simbolo, ricevendo solidarietà persino dalla stessa Meloni.

La dinamica dell'esplosione e il tenore delle minacce, tuttavia, hanno cominciato presto a mostrare delle crepe. Gli investigatori della procura di Vicenza hanno raccolto elementi che, a loro dire, indicherebbero una regia completamente diversa: l'attentato, insomma, sarebbe stato organizzato dallo stesso Cappellari per costruirsi una narrazione da vittima del sistema.

Le foto con Don Patriciello e la rete di solidarietà

Il profilo facebook di Adriano Cappellari è una galleria di immagini costruita con cura: accanto a don Maurizio Patriciello, in mezzo a decine di sindaci con la fascia tricolore, e persino in compagnia di Roberto Mancini nella partita benefica dell'Aquila, ma anche a un evento per Moreno Marsetti, l'imprenditore veneto che ha subito un attentato incendiario nella sua azienda. Una presenza costante, quella di Cappellari, nei luoghi della solidarietà e della politica, che oggi gli investigatori leggono come parte di una strategia più ampia.

La frequentazione di ambienti sensibili e la vicinanza a figure istituzionali hanno di fatto costruito un alone di credibilità intorno alla sua figura, alimentato poi dalla scorta e dai messaggi di sostegno arrivati dai vertici della politica. E proprio questa rete di relazioni, secondo la procura, avrebbe potuto offrire il palcoscenico ideale per inscenare un falso attentato e raccogliere consensi e attenzione mediatica.

Le indagini e il capo d'imputazione per simulazione di reato

La procura di Vicenza ha iscritto Adriano Cappellari nel registro degli indagati per simulazione di reato, ipotizzando che l'incendio e le lettere minatorie siano stati fabbricati ad arte dallo stesso ragazzo. L'indagine si è concentrata sugli elementi tecnici dell'esplosione, sulle modalità del ritrovamento delle missive e sulle incongruenze nei racconti forniti da Cappellari nelle settimane successive all'evento.

Quella che inizialmente sembrava una storia di violenza e minacce, si sta rivelando, agli occhi degli inquirenti, un racconto costruito con cura, dove ogni dettaglio – dalle fiamme ai messaggi di solidarietà – avrebbe avuto lo scopo di consolidare la figura di un giovane impegnato in prima linea contro la criminalità. Il quadro che emerge è quello di un ragazzo che, per ragioni ancora tutte da accertare, avrebbe deciso di giocarsi la carta della vittima, finendo però per incastrarsi da solo tra le maglie di un'indagine che ha smontato pezzo dopo pezzo la sua versione.

La misura di protezione, intanto, è stata rivista dopo l'avvio delle indagini, e la scorta che lo accompagnava agli eventi pubblici è stata sospesa. Le foto con i sindaci, con don Patriciello e con il ct della Nazionale restano lì a testimoniare un'ascesa fulminante nel mondo della solidarietà e della politica, che ora si è bruscamente interrotta davanti alla porta di un'aula di tribunale.

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