Meloni attaccata sullo sgombero del Leoncavallo: «Perché a Roma non toccano Casapound?»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre le forze dell’ordine portavano a termine, senza violenza, lo sgombero del centro sociale Leoncavallo a Milano – un’operazione che la Lega, attraverso i suoi consiglieri comunali, intende premiare proponendo l’Ambrogino d’oro al prefetto Claudio Sgaraglia –, l’opposizione alza il tiro contro il governo. La premier Giorgia Meloni, che ha definito l’intervento un segnale contro le «zone franche» dell’illegalità, viene accusata di applicare due pesi e due misure.

Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, punta il dito contro la disparità di trattamento: «La premier invoca il rispetto della legalità per giustificare lo sgombero del Leoncavallo a Milano, ma a Roma, a pochi metri da Termini, CasaPound occupa abusivamente da vent’anni un palazzo pubblico senza che nessuno osi intervenire». Una critica che riecheggia nel dibattito politico, sollevando interrogativi sulla coerenza dell’esecutivo.

A Roma, infatti, la sede di CasaPound in via Napoleone III – occupata ormai da ventidue anni – rappresenta un caso emblematico e apparentemente immutabile, nonostante le promesse e le polemiche. «Non è che i fascisti siano tornati. Non se ne sono mai andati da qui», osserva, con amara ironia, un residente della zona.

A bilanciare le posizioni, arriva il commento del ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale, pur senza entrare nel merito dei singoli casi, ricorda che «le occupazioni di sinistra e di destra sono entrambe reato», sottolineando un principio di legalità formale che dovrebbe, in teoria, valere in modo uniforme.

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