Chat sessista Atm, un indagato per accesso abusivo: perquisizioni in corso sui dipendenti
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Redazione Interno
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C'è almeno un indagato, e l'ipotesi di reato formulata nei suoi confronti è quella di accesso abusivo a sistema informatico, nel caso della chat di WhatsApp dove alcuni dipendenti dell'Atm, l'azienda che gestisce il trasporto pubblico milanese, si scambiavano commenti sessisti e immagini di donne, ignare passeggere, acquisite impropriamente dai filmati delle videocamere di sorveglianza installate a bordo dei mezzi.
La vicenda, venuta alla luce dopo la segnalazione di una ragazza che aveva notato la conversazione sullo schermo del telefono di un autista in divisa seduto accanto a lei sul tram, ha innescato una reazione a catena che ha portato all'apertura di un'indagine interna da parte dell'azienda e alla presentazione di una denuncia formale alla Polizia locale, le cui indagini sono ora coordinate dalla Procura di Milano diretta da Marcello Viola.
La scoperta casuale della chat "Ticinese Staff" e l'indagine della procura
La scoperta della chat, denominata "Ticinese Staff", è avvenuta per caso lo scorso 13 giugno, quando una passeggera in viaggio sul tram 15 ha visto sul cellulare di un dipendente Atm, riconoscibile dalla divisa, una galleria di immagini ritraenti donne, spesso con inquadrature che zoommavano su glutei, gambe e seno, immagini che sarebbero state estrapolate dai monitor di servizio collegati alle telecamere di bordo.
La passeggera, dopo aver fotografato lo schermo come prova, ha poi reso pubblico l'accaduto tramite i social, facendo arrivare la segnalazione all'attenzione dell'attivista e scrittrice Carlotta Vagnoli, che ha contribuito a dare risonanza alla vicenda, e in seguito direttamente all'azienda di trasporti.
Di fronte alla gravità di quanto emerso, Atm ha assicurato una "reazione durissima" e ha annunciato provvedimenti severi, confermando l'avvio di un'indagine interna per verificare l'utilizzo improprio degli strumenti aziendali e l'apertura di un esposto al Garante della Privacy, oltre alla querela già presentata alla Polizia locale.
Un indagato e cinque perquisizioni: i dettagli dell'operazione
Nell'ambito dell'inchiesta, i cui pm sono Carlo Parodi e Grazia Colacicco, la Polizia locale ha eseguito cinque perquisizioni, che non hanno interessato le sedi aziendali ma sono state mirate nei confronti del dipendente risultato indagato e di altri quattro colleghi, i quali, al momento, non hanno ricevuto un avviso di garanzia ma sono considerati persone informate sui fatti, essendo anch'essi iscritti alla chat incriminata.
L'attività d'indagine, che si è concentrata anche sul sequestro di telefoni cellulari e altro materiale informatico, mira a ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e, in particolare, a capire se l'accesso ai filmati delle telecamere sia avvenuto semplicemente fotografando i monitor a disposizione degli autisti o se, ipotesi che renderebbe più solida l'accusa di accesso abusivo, vi sia stato un illecito più complesso che ha coinvolto i sistemi centrali di raccolta delle immagini di videosorveglianza.
Le indagini sono ancora in corso e mirano a determinare l'esatta portata del fenomeno, inclusa la durata dell'attività della chat e il numero effettivo dei partecipanti, un aspetto che potrebbe portare a un allargamento del numero degli indagati nelle prossime ore.
La posizione dell'azienda e le possibili conseguenze disciplinari
Nel frattempo, l'azienda Atm ha ribadito la propria linea dura, affermando che "il rispetto non è un valore negoziabile" e che si procederà con la massima severità in ogni sede opportuna, e le conseguenze per i dipendenti coinvolti potrebbero essere rilevanti anche sul piano disciplinare, con sanzioni che vanno dalla multa alla sospensione, fino alla possibile retrocessione o alla destituzione.
L'episodio ha sollevato un acceso dibattito sulla fiducia degli utenti nei confronti del personale del trasporto pubblico e sull'uso distorto di tecnologie, come le telecamere di sicurezza, che dovrebbero garantire la protezione dei viaggiatori e che, in questo caso, sono state invece strumentalizzate per violare la loro privacy, in un contesto reso ancor più grave dalla natura sessista e umiliante dei commenti che accompagnavano le foto condivise nel gruppo "Ticinese Staff".




