La chat dei dipendenti Atm e le foto rubate alle passeggere: scatta la denuncia alla polizia locale

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’immagine, ferma e nitida, ritraeva i glutei di una ragazza che, ignara, stava salendo sul tram 15; e quella foto, come si è appreso nel corso delle indagini interne, non era stata scattata con un cellulare qualsiasi, bensì estratta dal circuito di videosorveglianza del mezzo, quello stesso sistema che dovrebbe garantire la sicurezza dei viaggiatori e che, in questo frangente, è invece stato utilizzato per alimentare una chat di gruppo tra dipendenti Atm nella quale le passeggere – gambe, seni, volti, curve – venivano ridotte a oggetto di commenti volgari e battute dal sapore marcatamente

Sessista. La vicenda, emersa grazie alla segnalazione di una giovane viaggiatrice che aveva notato il conducente armeggiare con il telefono mentre osservava compiaciuto lo schermo, ha assunto rapidamente i contorni di un caso destinato ad avere conseguenze non solo disciplinari, ma anche giudiziarie, visto che l’azienda stessa ha provveduto a sporgere denuncia alla Polizia Locale, avviando contestualmente un’inchiesta interna per fare piena luce su quanto accaduto.

La segnalazione della passeggera e lo scatto rubato sul tram 15

Era sabato 13 giugno, poco dopo mezzogiorno, quando Valentina – questo il nome di fantasia con cui la ragazza ha scelto di farsi chiamare, trattandosi di una producer freelance di 26 anni – è atterrata a Linate e, dopo aver preso la metropolitana, è salita sul tram 15 diretto a Rozzano con il suo bagaglio al seguito; stanca per il viaggio, ha cercato un posto dove appoggiarsi e, non trovandone, si è sistemata in piedi dietro un sedile occupato da un uomo in divisa Atm, il quale teneva il telefono in mano e sembrava particolarmente assorto nelle sue operazioni.

È stato in quel momento, guardando distrattamente lo schermo del dispositivo, che Valentina ha scorto la propria immagine – o meglio, una porzione del proprio corpo – ingrandita e inquadrata in un’angolazione che non lasciava spazio a dubbi: si trattava di un fotogramma catturato dalle telecamere di bordo, quelle stesse telecamere che il conducente ha a disposizione sul monitor per controllare la salita e la discesa dei passeggeri, e che lui stava utilizzando per immortalare il fondoschiena della ragazza, salvo poi inviare lo scatto in una chat di gruppo con la didascalia «È il mio dolce per

Voi», accompagnata dall’emoticon della meraviglia e seguita da una pioggia di commenti, alcuni dei quali in dialetto siciliano, tutti improntati a un sessismo becero e a un linguaggio che riduceva la passeggera a un oggetto di consumo, un «dolce» con cui «pasteggiare» a suon di insulti e sfottò.

La denuncia di Atm e l’indagine interna: “Rispetto valore non negoziabile”

Di fronte alla gravità di quanto emerso, Atm non ha esitato a prendere le distanze dal comportamento di quei dipendenti, definendolo in una nota ufficiale come un episodio lesivo non solo della dignità delle passeggere, ma anche dell’immagine stessa dell’azienda, che conta migliaia di lavoratori corretti i quali ogni giorno svolgono il proprio servizio con professionalità e dedizione; l’azienda ha annunciato che verrà fatta piena luce sulla vicenda, sottolineando come il rispetto rappresenti un valore fondante e non negoziabile, e che si agirà in ogni sede opportuna, sia sul piano disciplinare

Interno che su quello giudiziario, vista la denuncia già presentata alla Polizia Locale.

E mentre gli inquirenti avviano i loro accertamenti per risalire ai responsabili della diffusione di quelle immagini – un reato che potrebbe configurare ipotesi di violazione della privacy e, più in generale, di trattamento illecito di dati personali – all’interno dell’azienda è scattata una procedura sommaria per identificare i membri del gruppo chat, molti dei quali, stando alle ricostruzioni, sarebbero autisti in servizio su diverse linee, anche se al momento non sono stati resi noti né i numeri né le identità degli coinvolti.

La testimonianza di Marta: “Ferita, ma so che sono la minoranza”

Tra i dipendenti che hanno appreso la notizia con stupore e amarezza c’è Marta, una giovane donna che lavora in Atm dal 2022 ma non come autista, bensì nell’area amministrativa, e che ha scelto di non rivelare il proprio cognome pur di esprimere il suo sconcerto per quanto accaduto; Marta, che definisce l’azienda «uno dei simboli di Milano» e che fino a ieri si vantava con orgoglio del proprio impiego, si è detta profondamente ferita dalla scoperta che ci sono colleghi capaci di fotografare passeggere a loro insaputa sfruttando le telecamere montate a bordo, tradendo così la fiducia di chi

Ogni giorno sale sui mezzi pubblici e, più in generale, il senso di responsabilità che dovrebbe contraddistinguere chi opera in un servizio pubblico.

Eppure, nonostante la rabbia e la delusione, Marta tiene a precisare che quei comportamenti, per quanto deprecabili, rappresentano la condotta di una minoranza, di un gruppo ristretto che non può e non deve infangare la reputazione delle centinaia di autisti e impiegati che svolgono il proprio lavoro con correttezza e che, come lei, condividono quei valori di rispetto e civiltà che l’azienda stessa richiama nella sua nota ufficiale; una precisazione che, se da un lato non attenua la gravità di quanto emerso, dall’altro restituisce un quadro più equilibrato di una realtà complessa, dove episodi

Come questo rischiano di gettare un’ombra su un intero comparto, ma dove la stragrande maggioranza dei lavoratori rimane estranea a simili derive.

Le implicazioni giudiziarie e il nodo della videosorveglianza

La denuncia presentata alla Polizia Locale apre ora un fronte giudiziario che potrebbe portare a conseguenze penali per i responsabili, i quali dovranno rispondere non solo di eventuali violazioni della normativa sulla privacy – che vieta espressamente l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza per fini diversi da quelli di sicurezza e controllo – ma anche di atti che, per il loro contenuto sessista e lesivo della dignità altrui, potrebbero integrare gli estremi del reato di molestie o, quantomeno, di trattamento illecito di dati sensibili; e mentre gli investigatori cercano di ricostruire

L’intera catena di condivisione delle immagini, per capire se si tratti di un caso isolato o di una pratica più diffusa all’interno di alcuni gruppi di dipendenti, l’azienda ha già annunciato che adotterà misure severe nei confronti di chi verrà individuato, fino al licenziamento per giusta causa, qualora le responsabilità venissero accertate.

Resta sullo sfondo, e non è certo un dettaglio secondario, il problema più ampio dell’uso distorto delle telecamere installate sui mezzi pubblici, strumenti concepiti per proteggere i viaggiatori e che invece, in mano a personale infedele, possono trasformarsi in uno strumento di violazione della riservatezza; un tema che, al di là del singolo episodio, solleva interrogativi sulla formazione e sul controllo del personale, sulla necessità di rafforzare i protocolli di accesso ai sistemi di visione e, più in generale, sulla cultura del rispetto che dovrebbe permeare ogni contesto lavorativo,

Specie quando si ha a che fare con il pubblico e con la gestione di dati potenzialmente sensibili come le immagini delle persone riprese senza il loro consenso.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.