Milano, un dipendente Atm indagato per la chat sessista con le foto delle passeggere rubate dai monitor
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un primo, significativo sviluppo si registra nell'inchiesta che sta scuotendo il mondo dei trasporti milanesi e che ha per oggetto la condotta di alcuni dipendenti dell'Azienda Trasporti Milanesi, finiti al centro di un'indagine della Procura per la condivisione, all'interno di un gruppo WhatsApp denominato "Ticinese Staff", di immagini di passeggere, catturate abusivamente dai sistemi di videosorveglianza installati a bordo dei mezzi pubblici, e accompagnate da commenti dal contenuto spiccatamente sessista.
La vicenda, emersa in seguito alla denuncia di una giovane viaggiatrice che aveva assistito a quanto stava accadendo sullo schermo del telefono di un autista in divisa durante il suo tragitto sul tram della linea 15, ha innescato un meccanismo giudiziario che procede ora a passo spedito, con la Polizia locale che sta eseguendo le perquisizioni delegate dall'autorità giudiziaria.
Le indagini e il primo indagato
Nel registro degli indagati è stato formalmente iscritto un conducente del tram numero 15, il quale dovrà rispondere, allo stato attuale degli atti, del reato di accesso abusivo a sistema informatico. L'ipotesi accusatoria, formulata dalla Procura diretta da Marcello Viola e sostenuta dai pm Carlo Parodi e Grazia Colacicco, è che lo stesso abbia fotogrammi dei monitor di sorveglianza e abbia poi condiviso quelle immagini con altri membri del gruppo, violando così le prescrizioni sull'utilizzo di strumenti informatici aziendali e ledendo la privacy delle ignare vittime.
Le attività investigative, condotte dagli agenti della Polizia locale, non si limitano peraltro alla sola persona iscritta nel registro: sono state infatti eseguite cinque perquisizioni personali e informatiche, che hanno interessato anche altri quattro dipendenti, i quali al momento non risultano indagati ma che facevano parte della chat incriminata.
La reazione aziendale e le misure disciplinari
Sul fronte disciplinare, la risposta di Atm non si è fatta attendere, dimostrando una linea di intervento rapida e decisa a fronte della gravità dei fatti emersi. A fronte della denuncia presentata alla Polizia locale e dell'esposto parallelo inoltrato al Garante della Privacy, l'azienda, come riferito da fonti vicine alla vicenda, ha immediatamente attivato un'indagine interna per fare piena luce sull'accaduto, adottando nel contempo misure cautelari nei confronti dei dipendenti coinvolti.
La decisione più eclatante è stata la sospensione cautelare dal servizio e dalla retribuzione per i cinque lavoratori finiti nel mirino delle indagini, un provvedimento che sottolinea la volontà dell'azienda di prendere le distanze da comportamenti ritenuti incompatibili con i principi di rispetto e correttezza che, come ha dichiarato la stessa società in una nota, devono informare il rapporto con gli utenti e il lavoro di migliaia di dipendenti che operano con diligenza ogni giorno.
Il contesto della denuncia
L'intera vicenda ha preso le mosse dal racconto di una passeggera che, sabato mattina, si era trovata a viaggiare sul tram 15, scorgendo sul display del telefono cellulare dell'autista, seduto accanto a lei e riconoscibile dalla divisa, le immagini di fotogrammi estratti dai sistemi di videosorveglianza di bordo.
La scoperta, che è stata prontamente rilanciata dall'attivista e scrittrice Carlotta Vagnoli attraverso la sua newsletter, ha acceso un riflettore su una pratica inquietante, con le fotografie di gambe, volti, seni e cosce di donne che viaggiavano ignare, divenute oggetto di conversazioni e commenti dal tenore volgare e denigratorio.
Le telecamere, che dovrebbero rappresentare uno strumento a tutela della sicurezza dei passeggeri, sono state quindi accusate di essere state piegate a un uso distorto e lesivo della dignità altrui, una ipotesi che ha spinto anche il Codacons a presentare un esposto in Procura, ipotizzando possibili violazioni della normativa sulla privacy oltre a profili di natura penale.




