Il caso Minetti e il rebus della grazia: l’Interpol indaga tra documenti sanitari e un rogo in Uruguay

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il giorno successivo alla richiesta, da parte del Quirinale, di fare piena luce su quelle che sono state definite “supposte falsità” contenute nell’istanza di grazia per Nicole Minetti – l’ex igienista dentale finita al centro di una bufera mediatica che ormai investe il ministero della Giustizia – i contorni della vicenda si fanno, se possibile, ancora più fitti. A parlare è stato ieri Gaetano Brusa, il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Milano che aveva firmato il parere positivo (sebbene non vincolante) per la misura di clemenza; Brusa ha confermato l’attivazione immediata di un vero e proprio canale investigativo parallelo, che coinvolge l’Interpol in sinergia con le forze di polizia italiane. L’obiettivo, come ha spiegato lo stesso magistrato, è quello di non lasciare indizi inesplorati: si passa dalla verifica dell’“autenticità di documenti sanitari ed altro” – un passaggio cruciale, visto che la grazia era stata giustificata dalle presunte condizioni cliniche di un minore al quale la donna presterebbe assistenza – fino alla ricostruzione delle “modalità di adozione all’estero”. Ma non è tutto, perché il vaso di Pandora si allarga a vicende drammatiche che poco hanno a che fare con i confini nazionali: rientra nel perimetro dell’inchiesta anche la storia dietro “la morte del legale della madre biologica del bimbo”, un’avvocatessa uruguaiana rimasta uccisa in un rogo nella sua abitazione, un evento le cui dinamiche saranno ora passate al vaglio con la lente d’ingrandimento.

L’ombra dell’Interpol e la scomparsa della madre biologica

Non si tratta, va detto, di una semplice formalità burocratica. La procura generale di Milano ha parlato chiaramente di “verifiche urgenti” e la scelta di avvalersi dell’organismo internazionale di polizia suggerisce che gli inquirenti non escludano la presenza di diramazioni straniere decisive per ricostruire la genesi del provvedimento. Le dichiarazioni rilasciate dai vertici dell’ufficio giudiziario milanese hanno infatti sottolineato che si andrà “avanti finché non troviamo tutti gli elementi, positivi o negativi”. Tra i punti più spinosi, infatti, non c’è solo la delicatezza del quadro clinico del bimbo – gli ospedali italiani interpellati, come il San Raffaele di Milano e l’ospedale di Padova, avrebbero già fatto sapere di non averlo mai avuto in cura -2 – ma anche la complessa matassa legale che ha portato l’adozione. Secondo quanto è stato possibile ricostruire nelle scorse ore, la madre biologica del minore, María de los Ángeles González Colinet, sarebbe attualmente scomparsa nel dipartimento di Maldonado, in Uruguay, senza che le autorità siano riuscite a rintracciarla nonostante siano state avviate le ricerche. A rendere l’atmosfera ancora più cupa, poi, c’è la sorte toccata alla legale che assisteva questa famiglia biologica: l’avvocata Mercedes Nieto, trovata carbonizzata insieme al marito nella loro casa di Garzón nel giugno del 2024. Quell’incendio, inizialmente archiviato come un tragico incidente domestico, è tornato prepotentemente alla ribalta perché la procura di Maldonado ha disposto ulteriori accertamenti, ravvisando elementi ritenuti incompatibili con una causa accidentale.

I pieni poteri della procura e le smentite alla versione ufficiale

La posizione dei magistrati milanesi, in questo frangente, è stata di una chiarezza quasi disarmante. Francesca Nanni, procuratrice generale, e il sostituto Brusa hanno ribadito di aver ricevuto “un’autorizzazione ampia a svolgere accertamenti a 360 gradi”, specificando che stavolta non hanno ricevuto uno schema rigido da seguire – a differenza delle verifiche ordinarie – e che spazieranno quindi in tutte le direzioni investigative. Questo approccio “a tutto campo” implica che verranno rivisti anche i referti medici che avevano certificato la necessità di portare il piccolo a Boston per un intervento chirurgico “molto delicato e complesso”, come lo stesso Minetti ha definito in una recente nota in cui respingeva “categoricamente” l’esistenza di contenziosi con i genitori biologici. Tuttavia, gli elementi raccolti dalla stampa investigativa – e ora al vaglio della magistratura – sembrano scardinare pezzo dopo pezzo la narrazione che aveva convinto il ministero a inoltrare la richiesta al Colle. La ricostruzione alternativa, infatti, dipinge un quadro dove il bambino non sarebbe stato vittima di un abbandono (condizione tipica per l’applicazione di certi istituti umanitari), ma al centro di una lunga battaglia legale in Uruguay, vinta dalla coppia Minetti-Cipriani. Se ciò fosse confermato, verrebbe meno la base fattuale della “radicale presa di distanza dal passato deviante” – come venne descritta la donna nei documenti – che aveva spianato la strada alla grazia.

La pressione su Nordio e la difesa ad oltranza di Palazzo Chigi

Naturalmente, il terremoto giudiziario non poteva non avere immediate ripercussioni politiche sul guardasigilli, Carlo Nordio, la cui poltrona è parsa traballare per l’intera giornata. La richiesta di chiarimenti partita dal Colle – una lettera pubblica che ha di fatto svelato il malessere istituzionale – ha fatto sì che a Palazzo Chigi si registrassero fibrillazioni notevoli, culminate in un incontro di oltre un’ora tra Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano. Nonostante le opposizioni abbiano invocato le dimissioni, Giorgia Meloni è scesa in campo in prima persona per blindare il suo ministro, escludendo categoricamente un suo passo indietro. La premier, parlando ai giornalisti, ha sostenuto che il ministero “tende a confermare il parere positivo che gli è pervenuto” e che, di fronte a 1.241 domande di grazia ricevute dall’inizio del governo, la prassi è sempre stata quella di fidarsi degli accertamenti della magistratura. In sostanza, Meloni ha ribadito che l’onere di aver eventualmente “sbagliato” la valutazione ricadrebbe sui magistrati che avevano firmato il parere, e non sui vertici di via Arenula. Per adesso, quindi, il caso Minetti resta un rebus a metà tra il tribunale dei minori, le procure sudamericane e i dossier dell’Interpol; l’unica certezza, per il momento, è che il gioco degli specchi tra i documenti presentati e la realtà dei fatti è appena cominciato.

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