Il caso Minetti, tra grazia e ombre uruguaiane: l’Interpol indaga sull’adozione e sulla madre scomparsa
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria che ruota attorno a Nicole Minetti – ex igienista dentale, poi consigliera regionale, infine condannata in via definitiva per il suo ruolo nel noto “processo Ruby” – ha subito una brusca accelerazione, complice l’intervento dell’Interpol e l’apertura di un nuovo, delicato fronte in Sud America. La questione, apparentemente archiviata con la concessione della grazia presidenziale lo scorso febbraio, è riesplosa dopo che un’inchiesta giornalistica ha sollevato pesanti dubbi sui reali presupposti di quell’atto di clemenza; nello specifico, la salute del bambino adottato dalla coppia in Uruguay e l’effettiva condizione di abbandono del minore sono ora al centro di serrate verifiche da parte della Procura Generale di Milano.
Il “caso Minetti”, dunque, si sposta idealmente a Montevideo e a Maldonado, dove i magistrati italiani, attraverso i canali di polizia internazionale, stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica dell’adozione. La Procura ha disposto accertamenti a tutto campo – si parla addirittura di registri di frontiera e movimenti del nucleo familiare – per fugare i sospetti di irregolarità documentali, perché la sentenza del tribunale uruguaiano che ha sancito l’affidamento del minore ai coniugi Minetti-Cipriani, ratificata poi dal Tribunale per i minorenni di Venezia, è ovviamente il tassello principale da verificare.
h2: Il paradosso della difesa e il fantasma dei due anni di attesa
Se da un lato gli inquirenti mirano a fare chiarezza sull’autenticità delle carte, dall’altro emerge una ricostruzione fattuale che complica ulteriormente il quadro difensivo: quella stessa coppia che oggi si professa unica ancora di salvezza per il piccolo, in Uruguay avrebbe dovuto fare i conti con un’altra famiglia. Una coppia locale, infatti, ha raccontato alla televisione “Telenoche” di aver accudito il bambino per ben due anni, seppur a tempo parziale, credendo che la preadozione fosse solo una formalità prima che l’Istituto Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza (INAU) interrompesse bruscamente la procedura.
A loro – hanno dichiarato i due aspiranti genitori – era stato detto che il minore non poteva essere loro affidato perché “era stato già destinato a una famiglia straniera”, proprio quella di Minetti e Cipriani. Questa versione, che stride con la narrazione di un bambino “non voluto da nessuno” a causa di una grave malattia, è stata però parzialmente scalfita dalle motivazioni della stessa magistratura uruguaiana, la quale ha invece sostenuto che il piccolo si trovava in istituto da tre anni e che l’adozione internazionale era stata giudicata la soluzione migliore per le sue condizioni di salute.
h2: L’avvocata morta e la madre biologica dispersa
Nel frattempo, mentre la Procura Generale di Milano studia oltre cento pagine di documentazione sanitaria depositata dai legali (contenente pareri di specialisti del San Raffaele e di Padova), l’inchiesta si infittisce attorno a due figure che, come un macabro destino, sembrano essere state rimosse dal tabellone degli eventi. La prima è l’avvocata d’ufficio che difendeva la famiglia biologica del bambino, figura centrale nella polemica sollevata dal “Fatto”, la quale oggi manca all’appello perché morta in circostanze ancora al vaglio della magistratura locale.
La seconda, forse la più inquietante per gli inquirenti dell’Interpol, è la madre biologica del minore: una donna che risulta scomparsa nel nulla proprio nel pieno della bufera mediatica e giudiziaria che ha travolto l’ex igienista dentale. Fonti locali riferiscono di un ordine di rintraccio in corso, un elemento che, al di là delle valutazioni sulla grazia, trasforma l’intera vicenda in un vero e proprio giallo giudiziario internazionale.
h2: I due binari della verifica: salute e riscatto sociale
Mentre i legali della coppia, che in questi giorni risulta nuovamente presente in Uruguay, consegnano agli atti l’intera documentazione amministrativa nella speranza di dimostrare la trasparenza dell’iter, la Procura guidata da Francesca Nanni (con il sostituto Gaetano Brusa) ha chiarito che non ci sono preclusioni. Il parere favorevole alla grazia, si legge nei fascicoli, si basava su due pilastri portanti: la questione umanitaria legata alla patologia del figlio adottivo e la reale “presa di distanza” di Minetti dal contesto deviante della condanna per favoreggiamento.




