La lunga notte di Zenica: l’Italia manca il Mondiale, Fiorello e Biggio senza parole

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il calcio italiano, una volta più, si ferma sul più bello. A Zenica, nel catino ruvido e stretto del Bilino Polje, la nazionale di Rino Gattuso fallisce l’approdo alla Coppa del Mondo del 2026, battuta dalla Bosnia ai calci di rigore al termine di una sfida che lascia strascichi pesanti, non solo sul piano sportivo. È la terza eliminazione consecutiva nella fase finale dei Mondiali, un dato che trasforma la sconfitta in un vero e proprio spartiacque generazionale per il movimento. Mentre sugli spalti del vecchio impianto bosniaco – ridotto nella capienza per via delle sanzioni Fifa e privo persino della goal line technology, una circostanza che aveva fatto storcere il naso al presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, intercettato già in volo verso la città -1 – si consumava il dramma degli undici metri, a centinaia di chilometri di distanza, in Italia, la delusione prendeva il volto di due dei conduttori più amati del momento.

La vigilia di Gattuso e le critiche al teatro bosniaco

L’avvicinamento alla gara aveva già fatto registrare tensioni e dichiarazioni dai toni decisi, a cominciare proprio dalle condizioni del “teatro” di gioco. Il Bilino Polje, impianto storico di Zenica risalente al 1972 e circondato da palazzoni i cui residenti, secondo la tradizione locale, si affacciano ai balconi per seguire le partite, era stato al centro delle critiche di Luciano Buonfiglio. Il numero uno del Coni, intercettato durante il viaggio verso la Bosnia, non aveva nascosto il suo disappunto verso la federazione internazionale, meravigliandosi del fatto che si potesse consentire di disputare una gara di tale importanza in un contesto così poco confortevole. Dall’altra parte, il tecnico azzurro aveva cercato di blindare lo spogliatoio, rifiutando qualsiasi alibi. In un’intervista esclusiva rilasciata alla Rai a poche ore dal fischio d’inizio, Gattuso – riprendendo un messaggio ricevuto dal figlio – aveva parlato di “occhi giusti” dei suoi calciatori, prevedendo una partenza di fuoco da parte dei padroni di casa, definiti una squadra “scorbutica” capace di rispondere colpo su colpo. Una previsione, quella tattica, che si è rivelata purtroppo profetica.

Una partita senza tecnologia e la sentenza dagli undici metri

Sul terreno di gioco, reso insidioso dalle recenti nevicate, la sfida si è sviluppata lungo i binari della tensione pura. Davanti, Gattuso aveva puntato sulla coppia offensiva formata da Kean e Retegui, mentre Scamacca seguiva dalla tribuna. La mancanza della goal line technology, una carenza strutturale che aveva alimentato le polemiche alla vigilia, ha aggiunto un ulteriore alone di precarietà alla contesa, costringendo gli arbitri a fare affidamento esclusivamente sulla Var per i dubbi più controversi. Al termine di una lunga battaglia che ha prosciugato le energie fisiche e mentali di entrambe le compagini, il verdetto è arrivato dagli undici metri. Lì, l’Italia ha dovuto arrendersi, cedendo il passo alla Bosnia che vola così verso il grande appuntamento americano. Per gli azzurri, invece, si riapre il capitolo amaro delle mancate qualificazioni, un fardello che il gruppo di Gattuso, nonostante la determinazione mostrata, non è riuscito a scrollarsi di dosso.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.