La svizzera chiederà all’Italia il rimborso di 108mila euro per le cure ai feriti del rogo di Crans-Montana
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Redazione Interno
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La mutua elvetica, stando a quanto emerso al termine dell’incontro che si è tenuto questo pomeriggio tra l’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado e il presidente del Cantone del Vallese Mathias Reynard, ha deciso di richiedere formalmente al nostro Paese il rimborso delle spese sanitarie sostenute dall’ospedale di Sion. Si parla di circa centomila franchi, l’equivalente di 108mila euro, per il “breve ricovero” – così è stato definito dalle fonti che hanno riferito dell’incontro – di tre ragazzi italiani rimasti feriti nell’incendio scoppiato all’interno del locale “Le Constellation” a Crans-Montana. Reynard, dal canto suo, ha comunicato al diplomatico italiano di non avere margini, dal punto di vista normativo, per addossarsi tali oneri; una presa di posizione, la sua, che di fatto cristallizza una disputa destinata ad acuirsi, visto che già in precedenza l’ambasciatore svizzero in Italia aveva lasciato intendere – parlando di un “accordo” in fase di definizione – che la copertura delle cure non sarebbe stata automatica.
Un conto salato già recapitato alle famiglie dei sopravvissuti
L’amara sorpresa, per i parenti dei giovani coinvolti nella tragedia di Capodanno, non arriva del tutto inaspettata. Il sistema sanitario confederato, infatti, non ha atteso la riunione diplomatica di Berna per mettere nero su bianco le cifre: le famiglie hanno già ricevuto la parcella, decisamente onerosa, relativa alle prime cure prestate ai loro figli. Tra questi c’è Elsa, la quindicenne biellese che – come annunciato durante una conferenza stampa tenutasi il 24 aprile scorso al Cto di Torino – è stata dimessa dopo un lungo periodo di degenza. La richiesta di rimborso, ora ufficializzata dal Cantone del Vallese, riguarda lei e altri tre connazionali rimasti feriti nel medesimo rogo, e copre esclusivamente il ricovero iniziale a Sion, quello immediatamente successivo all’incendio.
L’incontro Berna-Milano e l’assenza di margini normativi per la controparte
L’ambasciatore Cornado ha incontrato Reynard nel tentativo di trovare una soluzione che evitasse il recupero crediti, ma la risposta del presidente cantonale è stata netta: le norme vigenti non consentono al Vallesse di farsi carico delle spese mediche sostenute per cittadini stranieri in quelle specifiche circostanze, per cui non resta che rivalersi sull’Italia. I 108mila euro rappresentano il conto presentato dall’ospedale di Sion per le prestazioni erogate a quei tre ragazzi, una cifra che si aggiunge – è bene ricordarlo – ad altre eventuali voci di spesa non ancora formalizzate. L’incontro, che durava da alcune ore, si è chiuso con la presa d’atto da parte italiana della volontà elvetica di procedere per via amministrativa, senza che siano stati comunicati sconti o piani di rateizzazione.
Le inchieste giudiziarie e lo sviluppo della vicenda dopo le dimissioni di Elsa
Mentre sul piano civile si consuma questa schermaglia economica tra i due Stati, restano aperte le indagini sull’incendio che ha devastato il “Constellation” nella notte di San Silvestro. I feriti, tra cui Elsa, hanno riportato lesioni che hanno richiesto un lungo periodo di riabilitazione, ma le procedure giudiziarie – sia in Svizzera che in Italia, dove i pm hanno aperto un fascicolo per seguire la sorte dei cittadini coinvolti – procedono separate rispetto alla disputa sul rimborso sanitario. La notizia delle dimissioni della ragazza biellese, diffusa dall’agenzia ANSA in concomitanza con la conferenza stampa di fine aprile, ha riacceso i riflettori su una vicenda che vede ora contrapposte due amministrazioni: da un lato Berna e il Vallese, che rivendicano il saldo delle prestazioni erogate; dall’altro Roma, che si trova a dover gestire una richiesta inaspettata per cure ricevute all’estero dai propri cittadini, senza che al momento siano stati comunicati eventuali accordi bilaterali capaci di scongiurare il pagamento.




