Milano in rosso a metà seduta, pesano geopolitica e petrolio. Recordati vola sulle voci di Opa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le principali piazze finanziarie europee viaggiano tutte in territorio negativo, con il listino milanese che segna un ribasso superiore al punto percentuale nel corso della seduta odierna, giovedì 26 marzo. Alle 13.03 il FTSEMib cedeva l’1,3%, attestandosi a 43.441 punti dopo aver oscillato in una forbice compresa tra un minimo di 43.383 e un massimo di 43.819. Analogamente, il FTSE Italia All Share registra una flessione dell’1,28%, mentre i cali risultano più attenuati per il FTSE Italia Mid Cap (-1,02%) e per il FTSE Italia Star (-0,8%).

A pesare sul sentiment degli investitori è la combinazione tra l’incertezza legata agli sviluppi in Medio Oriente e il conseguente andamento delle materie prime. Il presidente americano, Donald Trump, ha rivolto un nuovo appello a Teheran invitando la Repubblica Islamica a trattare “prima che sia troppo tardi”, ma sul terreno proseguono gli attacchi incrociati che tengono alta la tensione. A ciò si aggiunge l’allarme lanciato dall’Ocse, secondo cui il conflitto nel Golfo sta mettendo a dura prova la resilienza dell’economia globale; un monito che, paradossalmente, arriva contestualmente a una revisione al rialzo delle stime di crescita per il Pil statunitense, portato al 2% dall’1,7% di dicembre.

Il faro su Recordati e l’effetto delle indiscrezioni

In questo contesto dominato dalla prudenza, l’attenzione a Piazza Affari si concentra su un Titolo in particolare: Recordati. Il gruppo farmaceutico, che fa parte del paniere principale, ha infatti registrato un balzo del 9% in apertura, un movimento talmente repentino da costringere Borsa Italiana a sospendere le negoziazioni dalle 12:27 in attesa di un comunicato ufficiale. A innescare la corsa sono state le indiscrezioni pubblicate dal Sole 24 Ore, secondo cui il fondo di private equity CVC Capital Partners – già presente nel capitale – starebbe preparando un’offerta pubblica di acquisto (Opa) in alleanza con altri fondi.

Secondo quanto riportato, il gruppo britannico avrebbe inviato una lettera al consiglio di amministrazione preannunciando l’operazione, che farebbe seguito a una due diligence. Non è mancata, tuttavia, una nota di cautela: una fonte interna alla società, citata da Reuters, ha infatti definito i rumors come “voci puramente speculative”. Al momento della sospensione, il titolo viaggiava a 50,45 euro, con un incremento del 9,01% rispetto alla vigilia.

La dinamica tra petrolio, tassi e attese geopolitiche

Osservando il quadro più ampio, si nota come il forte rialzo del greggio – che torna a salire dopo qualche seduta di tregua – stia condizionando le scelte di portafoglio, alimentando le preoccupazioni per una nuova fiammata inflazionistica. In questo scenario, gli operatori restano col fiato sospeso, in attesa di segnali più chiari da una regione che continua a dettare l’agenda dei mercati. Le dichiarazioni di Trump, sebbene orientate a una de-escalation, non sono bastate a placare gli animi, anche alla luce delle reazioni altalenanti provenienti da Teheran che mantengono alta la volatilità.

A complicare ulteriormente le previsioni si aggiunge il nodo della politica monetaria: la corsa del petrolio rischia di impattare sui prezzi al consumo, mettendo potenzialmente in discussione i tempi di allentamento delle politiche restrittive da parte delle banche centrali. Per ora, Milano segue l’andamento delle altre Borse europee, riflettendo una giornata di consolidamento per i ribassi dove il rischio di una prolungata instabilità energetica prevale sulle revisioni al rialzo delle stime di crescita.

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