Pechino Express 2026, la vittoria di Chanel Totti e Filippo Laurino: «Stanchi ma felici, la finale l’avremmo persa volentieri coi Rapper»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’ultima tappa dell’Estremo Oriente – quella che, come da copione del programma condotto da Costantino della Gherardesca, assegna il trofeo ai sopravvissuti di settimane di autostop, sudore e notti al freddo – ha incoronato una coppia giovanissima e, a dirla tutta, piuttosto inaspettata. Chanel Totti e Filippo Laurino, in arte “I Raccomandati” (un nome scelto con ironia, quasi a voler rovesciare lo stigma del favore familiare), hanno tagliato il traguardo per primi sotto il Tempio Ninna-Ji di Kyoto, lasciandosi alle spalle due formazioni di ben altra caratura mediatica: Jo Squillo con Michelle Masullo (“Le DJ”) e Fiona May insieme a Patrick Stevens (“I Veloci”). La finale, andata in onda ieri 14 maggio su Sky e in streaming su Now, ha regalato un verdetto per un soffio: al secondo posto la coppia femminile delle DJ, terzi gli atleti velocisti.
«Lo zaino non lo toglievamo più»
L’intervista rilasciata a Sky Tg24 dai due neo-campioni – entrambi romani, legati da un’amicizia che risale all’infanzia – restituisce il ritratto di un’avventura vissuta sul filo della resistenza fisica, più che della strategia. Chanel, che il 13 maggio ha compiuto 19 anni proprio mentre la gara volgeva al termine, confessa senza giri di parole: «L’avventura di Pechino Express è veramente tanto stancante, non credo che la rifaremmo». Una dichiarazione che suona quasi come un paradosso, visti i cinquemila chilometri percorsi a tappe forzate tra Indonesia, Cina e Giappone, ma che rivela l’aspetto meno patinato del reality: la fatica vera, quella che ti fa tenere addosso lo zaino anche quando non serve più, per abitudine o per sfiancamento. Filippo Laurino, dal canto suo, aggiunge un dettaglio gustoso sulla tensione dell’ultima prova: «In finale volevamo i Rapper» – un riferimento ironico a un’altra coppia eliminata prima dell’atto conclusivo – «ma ormai era andata così, e abbiamo corso lo stesso».
Una vittoria applaudita, senza rancori
A differenza di altre edizioni – dove le polemiche tra concorrenti finiscono spesso per oscurare il gioco – stavolta l’esito ha raccolto un consenso quasi unanime tra gli stessi finalisti. Jo Squillo e Michelle Masullo hanno sfiorato il colpaccio, fermandosi a un soffio dalla meta; Fiona May e Patrick Stevens, entrambi ex atleti di livello internazionale, hanno pagato probabilmente un approccio troppo lineare a una gara che premia anche l’improvvisazione. Nessuna recriminazione, però, a caldo: le tre coppie hanno descritto l’esperienza come «profondamente formativa», capace di metterle davanti ai propri limiti e, in alcuni casi, di spingerle a superarli. Non una semplice gara di orientamento, insomma, ma un viaggio dentro le proprie crepe caratteriali – quelle che emergono quando sei senza soldi, senza telefono e devi fidarti di uno sconosciuto che ti offre un passaggio su un furgone scassato.
Chanel e Filippo, amici prima che concorrenti
L’elemento che ha fatto la differenza, secondo i due vincitori, è stata proprio la chimica precedente al gioco. «Affiatati come solo due giovanissimi amici possono essere», recitano gli appunti informali dei cronisti presenti, capaci di scontrarsi frontalmente per una meta sbagliata e di perdonarsi un secondo dopo, senza trascinarsi rancori per la tappa successiva. Chanel Totti – che nel cognome porta inevitabilmente l’ombra (e la luce) di una dinastia sportiva e televisiva – ha saputo gestire la pressione mediatica senza mai rifugiarsi nel vittimismo o, al contrario, nella spavalderia. Filippo Laurino, invece, ha fatto da contrappeso concreto: meno abituato ai riflettori, più orientato alla logistica pratica del viaggio. Insieme hanno composto una delle coppie più equilibrate delle ultime stagioni: non i più forti sulla carta, ma di certo i più resilienti nei momenti di crisi. E quella resilienza, a Kyoto, ha trovato la sua ricompensa.




