Il risiko delle banche italiane e il nodo dello spezzatino: parla il professor Baglioni
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Redazione Economia
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Il sistema bancario italiano sta vivendo una fase di profonda trasformazione, con operazioni di acquisizione e fusioni che si susseguono a ritmo serrato e che stanno ridisegnando gli equilibri di un settore fondamentale per l'economia del paese.
Dietro la creazione di gruppi sempre più grandi, con il loro carico di complessità finanziarie e strategiche, emerge una domanda cruciale per i cittadini: quando il numero delle banche si riduce, cosa succede alla possibilità di scelta per i correntisti e per le imprese? Per provare a fare chiarezza su una partita che coinvolge gli istituti principali e che è destinata a segnare il futuro della finanza italiana, abbiamo interpellato il professor Angelo Baglioni, docente ordinario di Economia Politica all'Università Cattolica di Milano.
Il piano di Lovaglio e le incognite di un'operazione complessa
L'offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena, valutata circa 30,6 miliardi di euro, ha innescato una reazione a catena. Il ceo di Mps, Luigi Lovaglio, ha risposto con un piano ambizioso che prevede una doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali, nel tentativo di costruire un polo alternativo da circa 70 miliardi di capitalizzazione. Un'operazione che il professor Baglioni non esita a definire ad alto rischio: "I rischi di esecuzione del piano Lovaglio sono elevati".
L'ostacolo principale, spiega il professore, è rappresentato da Crédit Agricole, che con quasi il 30% delle quote è il primo azionista di Banco Bpm. "Convincere il Crédit Agricole a cedere il controllo del Banco Bpm", sottolinea Baglioni, "sarà molto difficile". La banca francese, che in passato aveva già bloccato un progetto di fusione tra i due istituti, detiene una quota sufficiente per opporsi a qualsiasi operazione straordinaria, rendendo di fatto vani i progetti di Lovaglio se non si troverà un accordo.
Il nodo dello "spezzatino" e il timore per il territorio
Il fronte su cui si gioca la partita più delicata è però quello del cosiddetto "spezzatino". L'operazione di Intesa Sanpaolo, per superare i paletti dell'Antitrust, prevede un accordo con Unipol per la cessione di circa 635 filiali di Mps, che verrebbero integrate in Bper. Questo piano, che di fatto smembrerebbe la banca senese, è stato duramente contestato da Lovaglio, il quale ha più volte ribadito la necessità di preservare l'integrità di Mps. "Il localismo", ha dichiarato Baglioni, "non ha portato bene al Monte".
Il timore è che la banca più antica del mondo possa perdere la sua identità e il suo legame con il territorio di origine, un timore che ha trovato eco anche nella politica, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha espresso la speranza che Mps non venga smembrata.
Il fronte dello "spezzatino" è una delle critiche principali sollevate dal consiglio di amministrazione di Mps, che ha giudicato il premio offerto da Intesa (12,5%) inferiore alla media di mercato e ha sollevato dubbi sulla sostenibilità delle sinergie stimate e sui rischi antitrust legati anche al nodo assicurazioni con Generali.
L'istruttoria Antitrust e il ruolo di Mediobanca
Il quadro si complica ulteriormente con l'avvio dell'istruttoria da parte dell'Antitrust sull'Opas di Intesa Sanpaolo. Dopo due mesi di lavoro dalla notifica, la banca guidata da Carlo Messina ha inviato le ultime carte al garante, e il collegio presieduto da Saverio Valentino è pronto ad aprire la "fase due" dell'istruttoria, nella quale verranno sentite le parti coinvolte per valutare un dossier considerato estremamente delicato.
Le autorità dovranno esprimersi non solo sulla concentrazione bancaria, con il conseguente rafforzamento del primato di Intesa sul mercato domestico, ma anche sull'acquisizione della partecipazione in Generali detenuta da Mps attraverso Mediobanca. L'ingresso di Intesa in Generali rappresenta un elemento di forte tensione, e Baglioni ha osservato come una maggiore presenza della banca milanese nel capitale del Leone possa garantire maggiore stabilità, ma l'operazione è al centro dell'attenzione per i possibili riflessi sugli equilibri concorrenziali del mercato assicurativo vita.
Una sfida a più livelli tra mercato e politica
La battaglia per il controllo di Mps, che non ha mancato di attirare l'attenzione del mondo politico, si gioca su un terreno minato che vede contrapposte due visioni del futuro del credito italiano. Mentre Intesa punta a un'integrazione che la renderebbe il gruppo nettamente primo in Italia, con una rete di circa 3.000 filiali, Lovaglio cerca di costruire un terzo polo in grado di competere con i giganti del settore. La partita è solo all'inizio e gli step autorizzativi, a partire dall'assemblea degli azionisti di Intesa convocata per il 10 settembre, sono numerosi e impegnativi.
"The game has just begun and the road is uphill", ha commentato a tal proposito il professor Baglioni. Quello che è certo è che il risiko bancario italiano è entrato in una fase cruciale, in cui le scelte di pochi determineranno l'assetto di un intero settore, con ricadute importanti su imprese e famiglie.
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