Michael Jackson, il biopic cancella le accuse: un cavillo legale costa 15 milioni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Quello che doveva essere il racconto definitivo di Michael Jackson, un affresco capace di abbracciare tanto le luci abbaglianti del palcoscenico quanto le ombre di una vita privata tormentata, si è infranto contro un dettaglio burocratico dimenticato in un cassetto. Il regista Antoine Fuqua, alla guida del kolossal dal titolo omonimo "Michael", è stato costretto a una metamorfosi radicale del terzo atto durante la post-produzione; una riscrittura dettata non da una scelta estetica o da censure creative, bensì dalla necessità di evitare conseguenze legali legate a un patto stipulato nei turbolenti anni Novanta.

L'inghippo legale che ha cambiato la storia

La genesi di questa revisione coatta, che secondo fonti vicine alla produzione è costata tra i 10 e i 15 milioni di dollari, risiede in una clausola specifica dell'accordo di transazione con Jordan Chandler. Quest'ultimo, che nel 1993 accusò la popstar di abusi, aveva negoziato un accordo che vietava espressamente la rappresentazione o anche la semplice menzione della sua figura in qualsiasi prodotto cinematografico futuro. Gli avvocati della Jackson Estate, che siede tra i produttori del progetto, si sono accorti tardi della clausola dimenticata, innescando una corsa contro il tempo per rimontare il film dopo aver già visionato le prime bozze. Il risultato è stato un'operazione imponente di 22 giorni di riprese aggiuntive, necessarie a rimuovere qualsiasi riferimento agli scandali che avevano segnato l'ultimo capitolo della vita del Re del Pop.

Un finale riscritto per evitare i tribunali

Nella versione originale del copione, scritto da John Logan, l'inizio era volutamente d'impatto: una sequenza del 1993 in cui Michael Jackson osservava il proprio riflesso nello specchio, mentre alle sue spalle lampeggiavano le luci delle volanti della polizia giunte a perquisire Neverland. L'intera narrazione era costruita per esplorare l'impatto psicologico di quelle accuse sulla sua psiche; invece, nella versione che uscirà nelle sale il prossimo 22 aprile, il racconto si interrompe bruscamente nel momento di massimo fulgore artistico. Il nuovo finale, visionato da alcune fonti, mostra l'artista mentre si prepara a salire sul palco durante il "Bad Tour", lasciando volutamente fuori campo il declino e le battaglie giudiziarie. Una scelta, questa, che ha spostato il fulcro drammatico della pellicola verso dinamiche familiari più accettabili, come il rapporto conflittuale con il padre Joe Jackson, interpretato da Colman Domingo.

Il peso economico di un errore e l'eredità contesa

L'errore degli avvocati non ha avuto ripercussioni solo sulla sceneggiatura, ma ha inciso pesantemente sul budget, già fissato a 155 milioni di dollari. La Jackson Estate ha dovuto mettere mano al portafogli per coprire le spese delle riprese aggiuntive, che hanno dovuto cambiare location (da Santa Barbara a Los Angeles) perdendo così gli incentivi fiscali statali. Dietro le quinte, la gestione dell'eredità morale del cantante ha visto posizioni distinte: Prince Jackson, il figlio maggiore, ha presenziato come produttore esecutivo sul set, mentre la sorella Paris Jackson ha preso le distanze, definendo alcune parti del progetto "bugie conclamate" e sostenendo che la narrazione fosse eccessivamente controllata per dipingere un'immagine patinata lontana dalla realtà.

Addio al terzo atto: la strategia del biopic

L'assenza delle accuse di abuso, rimosse completamente dalla versione finale, rappresenta la modifica più sostanziale, ma non l'unica. Sono finite nel dimenticatoio anche le sequenze relative all'arrivo degli investigatori a Neverland Ranch e qualsiasi riferimento diretto ai procedimenti legali del 2005. Al loro posto, la macchina da presa di Fuqua si concentra sugli anni d'oro, ripercorrendo l'ascesa dai Jackson 5 fino allo status di icona globale, con un'attenzione maniacale alla ricostruzione fedele dei videoclip e delle coreografie. La produzione ha deciso di sfruttare fino in fondo il fattore autenticità, affidando il ruolo del protagonista a Jaafar Jackson, figlio di Jermaine, cercando così di ricostruire un'identità artistica pura, slegata dalle macchie giudiziarie che hanno reso il personaggio così controverso.

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