Enrico Varriale, il pm chiede sei mesi per l’aggressione a un’altra ex
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Redazione Sport
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La vicenda giudiziaria che vede coinvolto Enrico Varriale, il giornalista sportivo fino a poco tempo fa volto noto di Rai Sport, si arricchisce di un nuovo, significativo capitolo. A sei mesi dalla condanna a dieci mesi di reclusione per lesioni e stalking nei confronti di una ex compagna, pronunciata dal tribunale di Roma lo scorso giugno, un secondo procedimento giudiziario si avvia verso la sua fase conclusiva. La procura, infatti, ha chiesto al giudice una condanna a sei mesi di carcere per il reato di lesioni personali, mentre ha sollecitato l’assoluzione dall’accusa di stalking, ritenendo non provata la condotta persecutoria. La sentenza, attesa per il 22 dicembre, potrebbe quindi siglare una seconda condanna per lo stesso imputato, delineando un quadro di violenze reiterate che travalica il singolo episodio e coinvolge, pur nella loro diversità processuale, più relazioni sentimentali terminate.
Il contesto della nuova accusa
I fatti oggetto dell’attuale processo risalgono a un periodo antecedente al licenziamento da Rai Sport, avvenuto nell’ottobre scorso, e riguardano un’ex fidanzata la cui identità non è stata resa pubblica. Secondo quanto emerge dalle accuse, al culmine di una lite Varriale avrebbe spintonato e schiaffeggiato la donna, per poi rivolgerle minacce di morte. La dinamica, che il pubblico ministero ha ricostruito in aula, tratteggia un momento di violenza fisica immediata, distinta – secondo l’interpretazione della stessa accusa – da quel patimento prolungato e da quella serie di comportamenti molesti e intrusivi che configurano il reato di stalking. Per quest’ultimo capo d’imputazione, infatti, il pm ha ritenuto di non dover chiedere una condanna, considerando non provato l’elemento della persistenza delle telefonate minacciose e dell’ossessione persecutoria.
Un percorso giudiziario accidentato
La nuova udienza si è svolta con l’imputato presente in aula, a pochi mesi di distanza dalla prima condanna divenuta definitiva. Quel procedimento, conclusosi con una pena di dieci mesi, aveva già portato alla luce un comportamento violento all’interno di una relazione affettiva, contribuendo in modo decisivo alla decisione dell’azienda radiotelevisiva di rescindere il contratto di lavoro. La richiesta di condanna avanzata ora dal pubblico ministero, seppur per una pena detentiva di entità minore, va a comporre un mosaico inquietante, dove gli episodi di aggressione, sebbene giudicati separatamente, sembrano rivelare una modalità relazionale problematica. La difesa, naturalmente, avrà modo di presentare le sue argomentazioni prima che il giudice emetta il verdetto, il quale si concentrerà esclusivamente sulla fattispecie delle lesioni personali.
Le implicazioni di un possibile nuovo verdetto
Una eventuale seconda condanna, per quanto riguarda un episodio specifico e distinto, rappresenterebbe un elemento di gravità ulteriore nel quadro complessivo della vicenda personale e professionale di Varriale. La magistratura, nel valutare il singolo caso, è chiamata a esaminare prove e testimonianze senza poter fare diretto riferimento alla precedente sentenza, ma l’accumularsi di procedimenti per reati analoghi finisce inevitabilmente per tracciare un profilo pubblico ben preciso. Il rispetto per le persone coinvolte, che hanno scelto la via della denuncia nonostante l’esposizione mediatica, impone di affrontare la cronaca giudiziaria con il massimo rigore, limitandosi ai fatti accertati in sede processuale e agli sviluppi delle inchieste, senza indulgenze per dettagli superflui o per speculazioni di qualsiasi tipo. La prossima udienza, fissata per dicembre, offrirà una risposta giudiziaria definitiva su questa specifica accusa.




