Porti fermi in segno di protesta: lavoratori europei incrociano le braccia contro le navi da guerra
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Redazione Interno
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Gli organizzatori hanno sottolineato come l'obiettivo primario fosse quello di garantire che i porti, snodi cruciali dell'economia globale, diventassero luoghi di pace e si sottraessero a qualsiasi coinvolgimento, diretto o indiretto, nei teatri di guerra. La protesta, infatti, non si limita a una dichiarazione di principio ma costituisce una risposta concreta agli effetti dell'economia di guerra, la quale, secondo i manifestanti, erode salari e pensioni, compromettendo al contempo i diritti e le condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro. "Noi lavoratori contro la guerra. Si riconosca l’opera usurante", hanno gridato i portuali di Ancona, i quali, riunitisi nel collettivo Upad, hanno aderito allo sciopero promosso dal sindacato di base.
"Siamo qui a ribadire", ha urlato un rappresentante durante la manifestazione anconetana, "che i portuali sono contro la guerra". Una presa di posizione netta, quella espressa dai lavoratori, che si accompagna a un profondo senso di abbandono da parte delle istituzioni, alle quali rimproverano di non trovare risorse per il riconoscimento della loro fatica fisica mentre, al contempo, si registra un collasso dei servizi essenziali, dalla sanità alla scuola. La protesta, dunque, lega inscindibilmente la dimensione internazionale del pacifismo a quella nazionale della difesa del welfare, denunciando una distribuzione delle risorse giudicata iniqua e pericolosa.




