Mosca rilancia l’accusa: “Londra e Parigi pronte a dare l’atomica a Kiev”
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Redazione Esteri
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Il quarto anniversario dall’inizio dell’offensiva russa in Ucraina, quella che al Cremlino continuano ostinatamente a chiamare “operazione militare speciale”, è stato segnato da una nuova, grave escalation verbale. Il Servizio di intelligence estero della Federazione Russa (Svr) ha diffuso un comunicato, prontamente rilanciato dall’agenzia Tass, in cui si accusano Francia e Regno Unito di stare preparando il terreno per fornire a Kiev capacità nucleari. Secondo quanto si legge nella nota dei servizi segreti russi, Parigi e Londra starebbero valutando la possibilità di trasferire all’Ucraina una vera e propria testata atomica o, in subordine, una cosiddetta “bomba sporca” – un ordigno convenzionale che disperderebbe materiale radioattivo – con l’obiettivo di consentire a Kiev di imporre condizioni più vantaggiose per porre fine al conflitto. La ricostruzione del Svr parla addirittura di contatti avanzati per fornire una specifica ogiva francese, la TN75, progettata per essere lanciata da missili balistici imbarcati su sottomarini. Berlino, si aggiunge nel rapporto, avrebbe prudentemente declinato ogni invito a partecipare a quella che il Cremlino definisce una “pericolosa avventura”.
La replica immediata di Londra e Parigi: “Assoluta menzogna”
Le reazioni dalle capitali europee non si sono fatte attendere, e sono arrivate nel contesto istituzionalmente più rilevante, ovvero una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L'ambasciatore russo Vasili Nebenzia ha reiterato le accuse, definendo “nazisti” i leader europei e parlando di piani ormai in fase operativa. Una ricostruzione, la sua, durata un quarto d'ora e culminata con l'invito a un'indagine da parte dell'ONU e dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica -1. A prendere la parola per primo, nella sua veste di presidente di turno dell'organismo, è stato il ministro di Stato britannico Stephen Doughty, che ha liquidato le dichiarazioni di Nebenzia come una “assoluta menzogna”, un tentativo di disinformazione per distogliere l'attenzione dall'invasione russa. “Il Regno Unito – ha garantito Doughty – rispetta pienamente gli obblighi del Trattato di non proliferazione nucleare, non forniremo né forniremmo mai armi atomiche o capacità correlate all'Ucraina” -1. Sulla stessa lunghezza d'onda l'ambasciatore francese Jérôme Bonnafont, che ha bollato la nota dell'SVR come una “manovra di disinformazione grossolana”, una “bugia semplice e piatta, priva di qualsiasi base fattuale” -1.
La macchina propagandistica del Cremlino e lo spettro nucleare
Al di là della secca smentita in sede ONU, l'accusa lanciata da Mosca appare inserirsi perfettamente in una strategia comunicativa ben rodata. L'ipotesi che Francia e Regno Unito possano violare il Trattato di non proliferazione, mettendo a repentaglio la stabilità continentale per favorire Kiev, è priva di prove e contrasta con la linea fin qui tenuta dagli alleati. Tuttavia, la menzogna, in tempo di guerra, è un'arma utilizzata da entrambi gli schieramenti, e quella nucleare è la più potente di tutte. Rimettere al centro del dibattito lo spettro di una escalation atomica permette al Cremlino di compattare il fronte interno, distogliendo l'attenzione da un quarto anno di guerra che non ha portato ai risultati sperati, e di rilanciare la narrativa dell'accerchiamento da parte di un Occidente che, agli occhi della propaganda, sarebbe pronto a tutto pur di infliggere una sconfitta strategica alla Russia. A raccogliere il testimone della minaccia ci ha pensato il falco Dmitri Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza, che ha parlato di un cambio di scenario radicale: se la denuncia dell'SVR dovesse rivelarsi fondata – ha tuonato – la Russia si vedrebbe costretta a utilizzare ogni tipo di arsenale, comprese le armi nucleari non strategiche, contro obiettivi in Ucraina e contro le nazioni complici di un simile attacco -2.
Il contesto: una dottrina nucleare russa aggiornata e negoziati al palo
Le dichiarazioni di Mosca arrivano in un momento delicato sul piano diplomatico e strategico. Lo scorso febbraio è scaduto il trattato New Start, l'ultimo grande accordo bilaterale per la riduzione delle armi strategiche tra Russia e Stati Uniti, e i tentativi di negoziare un suo successore sono al momento arenati -8. Inoltre, alla fine del 2024, Putin ha aggiornato la dottrina nucleare russa, abbassando la soglia per un eventuale ricorso all'atomica e includendo la possibilità di rispondere a un attacco convenzionale sferrato da un Paese non nucleare ma sostenuto da una potenza atomica. È proprio su questo punto che si innesta la provocazione di Mosca: l'Ucraina, che nel 1994 rinunciò all'arsenale ereditato dall'URSS in cambio di garanzie di sicurezza (il cosiddetto Memorandum di Budapest), non possiede testate, e un suo attacco convenzionale non potrebbe che essere sostenuto da Paesi come Francia e Regno Unito -6. Nel rivendicare la paternità dell'informazione, il Cremlino si affida ai suoi canali ufficiali, come Tass, e a figure istituzionali di primo piano, che chiedono un'indagine parlamentare internazionale -3 -5. Il messaggio, al netto della sua infondatezza, è chiaro: qualsiasi aiuto a Kiev, anche convenzionale, verrà letto da Mosca attraverso la lente deformante del rischio nucleare, per tenere alta la tensione e giustificare la prosecuzione del conflitto.




