Germania al voto in Sassonia-Anhalt, l’Afd candida un ex agente della Stasi e sfida il cordone sanitario

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Per intercettare le prime scosse del possibile terremoto politico che minaccia di far tremare l’intera Unione europea, è utile partire da qui. Da questo comune di 24.000 abitanti della Sassonia-Anhalt che si chiama Zeitz e si affaccia sulle rive del fiume Elster Bianco, a una quarantina di chilometri da Lipsia. Alle quattro del pomeriggio, in fondo all’Altmarkt, la piazza del mercato, la fila è già lunga e non si vede la fine: si aspetta per entrare nel locale trasformato in circolo elettorale, dove l’Alternative für Deutschland tiene banco.

Ed è proprio in questo angolo dell’ex Germania Est, tra sfide economiche e ferite ancora aperte della riunificazione, che si gioca una partita destinata a segnare il futuro dell’intero paese.

Il caso di Ulrich Siegmund, l’uomo più pericoloso per la Germania

Nella storia politica tedesca contemporanea la distinzione tra destra conservatrice ed estrema destra non è una questione accademica, ma un problema che attiene ai valori e al funzionamento della democrazia. In tal senso, il caso di Ulrich Siegmund riveste un carattere simbolico, perché lui non è un personaggio secondario né una figura di retroguardia.

Siegmund è il capolista dell’AfD alle elezioni regionali del prossimo 6 settembre in Sassonia-Anhalt, dalle quali potrebbe uscire vincitore e diventare il primo presidente di un governo regionale del partito nella storia della Repubblica federale.

Il settimanale Der Spiegel, nel numero di Ferragosto, ha pubblicato in copertina una foto segnaletica del trentacinquenne con il titolo "Der gefährlichste Mann Deutschlands", l’uomo più pericoloso per la Germania, sottolineando come nella regione dell’ex Ddr il voto possa consegnare a Siegmund un risultato che non si vedeva dalla presa di potere di Adolf Hitler nel 1933.

Frank-Ronald Bischoff, l’ex ufficiale della Stasi in lista

Ma la candidatura di Siegmund non è l’unico elemento a surriscaldare gli animi, perché l’AfD ha deciso di inserire nella lista regionale e nel collegio di Wernigerode anche un nome che scotta come pochi altri. Si tratta di Frank-Ronald Bischoff, 78 anni, ex ufficiale della Stasi, la polizia segreta della Repubblica Democratica Tedesca. Dal 1977 al 1989, Bischoff ha operato sotto copertura come ufficiale in missione speciale per l’ufficio per gli Affari interni nel distretto di Halberstadt, raccogliendo informazioni sui cittadini che volevano espatriare.

Una biografia che, in qualsiasi altro contesto politico, rappresenterebbe un peso insostenibile, ma che per l’AfD diventa invece un tassello di una narrazione identitaria e antistema capace di attrarre consensi in quei territori dove la memoria della Ddr è ancora avvertita come un’epoca di certezze perdute.

I commercianti di Magdeburgo e il malessere dell’Est

Il malcontento che alimenta l’ascesa dell’estrema destra, del resto, non si manifesta soltanto nei sondaggi che attribuiscono all’AfD il 42% delle intenzioni di voto, ma trova espressione concreta anche nel mondo dell’imprenditoria e del commercio locale. A Magdeburgo, la capitale della Sassonia-Anhalt, alcuni commercianti hanno organizzato forme di protesta contro l’avanzata del partito, preoccupati per l’immagine della regione e per le possibili ripercussioni economiche di un governo regionale guidato da un partito considerato estremista.

Eppure, nonostante queste voci contrarie, la spinta popolare verso l’AfD appare inarrestabile in molti distretti dell’Est, dove la disoccupazione strutturale, l’emigrazione dei giovani e il senso di abbandono da parte delle élite politiche di Berlino creano un humus favorevole per le ricette sovraniste e identitarie del partito.

La sfida al cordone sanitario e l’effetto sulle elezioni federali

La posta in gioco, dunque, non è solo regionale. Una vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt romperebbe quel cordone sanitario che i partiti democratici hanno finora cercato di mantenere, escludendo qualsiasi forma di cooperazione con la formazione di estrema destra. Siegmund, da parte sua, ha già annunciato che non cercherà alleanze con i democratici cristiani della Cdu né con i socialdemocratici, ma punterà a governare con una maggioranza tutta interna al proprio schieramento, forte di un risultato che i sondaggi danno per probabile.

In un quadro nazionale già segnato dalla crisi di popolarità del cancelliere Olaf Scholz e dalle divisioni interne alla coalizione semaforo, il voto del 6 settembre assume i contorni di un test decisivo in vista delle elezioni federali dell’anno successivo, con il rischio concreto che il modello di isolamento dell’estrema destra, finora considerato un caposaldo della democrazia tedesca, possa definitivamente incrinarsi.

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