Il cedimento del muraglione al Lagaccio e le crepe antiche del territorio genovese

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Cinquantadue persone hanno dovuto lasciare le proprie case nella notte tra mercoledì e giovedì, a Genova, quando un muraglione di contenimento – quello situato in una strada privata nei pressi dell'ex caserma Gavoglio, al civico 72 di via Napoli – ha ceduto sotto la spinta delle piogge torrenziali che si sono abbattute sulla città. La sindaca Silvia Salis, accompagnata dall'assessore ai Lavori Pubblici e Protezione civile Massimo Ferrante e dalla presidente del Municipio I Centro Est Simona Cosso, ha effettuato nella mattinata di giovedì un sopralluogo nell'area dello smottamento, un territorio, quello del Lagaccio, che della fragilità idrogeologica ha fatto, purtroppo, una triste consuetudine. Le operazioni di sgombero, coordinate dai vigili del fuoco e dalla polizia locale, si sono protratte fino alle due circa, e se la gran parte degli sfollati ha trovato riparo da parenti o conoscenti, per sei di loro, che non avevano alternative, il Comune ha dovuto provvedere a una sistemazione in albergo. L'attenzione, ora, si concentra sulle verifiche tecniche: un geologo e un geometra incaricati dall'amministrazione stanno valutando la stabilità del condominio – le cui fondamenta poggerebbero sulla roccia, particolare che potrebbe aver scongiurato conseguenze ben più gravi – e della vicina scuola primaria Mario Mazza, che per il momento, ha tenuto a precisare la sindaca, resta regolarmente aperta.

Una città fragile, un allarme che si ripete

L'emergenza, però, non si è esaurita tra le mura del Lagaccio. Un secondo fronte si è aperto a Fontanegli, nella Media Val Bisagno, dove intorno alle cinque del mattino una frana partita da un terreno privato ha invaso via Giovanni da Verrazzano, rendendo necessario l'intervento della polizia locale per chiudere la strada al traffico. In quel caso, non essendoci abitazioni direttamente minacciate, non si è reso necessario alcuno sgombero. Due episodi distinti, ma che la sindaca Salis ha ricondotto a un'unica, ineludibile matrice: quella di una città, Genova, la cui conformazione urbanistica e morfologica la espone in maniera quasi sistematica agli eventi meteorologici estremi. «Genova è una città fragile, quando piove copiosamente è esposta a questo tipo di rischi», ha dichiarato Salis dal luogo del cedimento, sottolineando come l'amministrazione stia mettendo in campo tutte le risorse a disposizione, ma anche evidenziando un limite strutturale. Il muro che ha ceduto, infatti, insiste su area privata, una circostanza che complica e rallenta qualsiasi intervento di messa in sicurezza, demandando la responsabilità dell'azione – e della sua tempistica – a soggetti che non sempre, come la cronaca di questi luoghi insegna, riescono a trovare un accordo tempestivo.

Il peso della storia e le diatribe condominiali

A rendere la situazione ancora più complessa, e a gettare una luce sinistra su quanto accaduto, sono le voci dei residenti. Alcuni di loro, come riportato da fonti locali, hanno raccontato di come il problema del muraglione non fosse affatto nuovo, ma al contrario oggetto di discussioni e progetti rimasti lettera morta a causa di lunghe dispute tra i comproprietari. «Da anni c'è una diatriba sulla competenza di quel riempimento», ha raccontato Antonio Puccio, uno degli sfollati del civico 72, aggiungendo che solo la metà dei condòmini era disposta a farsi carico delle spese. E poco distante, sotto i civici 66A e 70, un altro muro è transennato da oltre vent'anni, testimone silenzioso di un'inerzia che rischia di trasformare ogni forte pioggia in un potenziale pericolo. L'assessore Ferrante ha spiegato come molti dei muri di cemento armato realizzati decenni fa stiano esaurendo la loro vita utile, con il ferro che si corrode e il calcestruzzo che si sgretola, un processo che richiederebbe interventi straordinari e, nel caso delle proprietà private, sgravi e incentivi che solo un coordinamento più ampio potrebbe garantire. L'idea, ventilata dalla stessa sindaca, è quella di chiedere un intervento strutturale e a lungo termine alla Protezione civile nazionale, perché l'impressione è che la città, da sola, non possa più reggere il peso di una vulnerabilità che affonda le radici in decenni di edilizia espansiva e, talvolta, aggressiva sui versanti collinari.

Pioggia e disagi diffusi sul territorio

Mentre i tecnici dell'Ufficio pubblica incolumità del Comune erano al lavoro per i rilievi, il maltempo non ha dato tregua ad altre zone del capoluogo ligure. Diversi gli allagamenti segnalati, con i sottopassi di via Brin a Certosa e di piazza Pallavicini a Rivarolo finiti nuovamente sott'acqua e chiusi al transito, una misura ormai quasi automatica in occasione di precipitazioni intense. A Sampierdarena, inoltre, la tombinatura del rio sotterraneo in via Reti ha ceduto, creando ulteriori disagi in una viabilità già messa a dura prova. Interventi dei vigili del fuoco si sono resi necessari anche a Torriglia e Santa Margherita Ligure, per smottamenti e alberi caduti, a dimostrazione di come l'ondata di maltempo abbia colpito in modo diffuso l'intera provincia. Se per i 52 di via Napoli la notte è stata lunga e l'ansia per il rientro nelle proprie case rimane alta, l'amministrazione comunale, attraverso le parole di Salis e Ferrante, ribadisce la propria presenza e l'impegno a seguire ogni singolo caso, sebbene la strada per una soluzione definitiva – quella che richiederebbe un piano organico per la messa in sicurezza dei versanti e il coinvolgimento dei privati – appaia ancora lunga e irta di ostacoli burocratici e finanziari.

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