Israele blocca gli aiuti a Gaza, Hamas accusa: "Crimine di guerra"
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Redazione Esteri
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La decisione del governo israeliano di sospendere l’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza ha scatenato una nuova ondata di tensioni, mentre le proteste a Tel Aviv chiedono il rilascio degli ostaggi ancora detenuti. All’alba di oggi, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato la chiusura dei valichi di accesso, giustificando la mossa con il rifiuto di Hamas di accettare la proposta Witkoff, un piano che avrebbe dovuto regolare il cessate il fuoco e il rilascio dei prigionieri. «Con la fine della fase uno dell’accordo sugli ostaggi – si legge nel comunicato – e alla luce del rifiuto di Hamas, il primo ministro ha deciso che a partire da questa mattina tutti gli ingressi di beni dentro la Striscia di Gaza cesseranno».
La giornalista palestinese Hind Khoudary, commentando la decisione, non ha usato mezzi termini: «Lo stop agli aiuti umanitari significa che i palestinesi non mangeranno. È semplice». Una dichiarazione che riflette la gravità della situazione per una popolazione già stremata da mesi di conflitto e carenze. La sospensione degli aiuti, che include cibo, medicine e altri beni di prima necessità, rischia di aggravare ulteriormente le condizioni di vita a Gaza, dove i servizi essenziali sono al collasso.
Intanto, a Tel Aviv, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro la gestione governativa dell’accordo con Hamas, chiedendo a gran voce il rilascio immediato dei 59 ostaggi ancora nelle mani del gruppo militante. Le proteste, che si sono intensificate dopo la conclusione della prima fase del cessate il fuoco, evidenziano la crescente frustrazione dell’opinione pubblica israeliana, divisa tra la necessità di garantire la sicurezza nazionale e l’urgenza di riportare a casa i propri cittadini.
Hamas, da parte sua, ha accusato Israele di «eludere gli accordi sul cessate il fuoco», sostenendo che il governo di Netanyahu «continua a manipolare la situazione, mettendo a rischio le vite degli ostaggi e prolungando le sofferenze». In un comunicato rilasciato questa mattina, il gruppo ha definito la sospensione degli aiuti un «crimine di guerra», aggiungendo che «l’unico modo per raggiungere la stabilità nella regione e liberare i rapiti è completare l’accordo, iniziando con l’attuazione della seconda fase».
La decisione israeliana, presa durante una riunione notturna tra sabato e domenica in coordinamento con gli Stati Uniti, segna un ulteriore inasprimento delle relazioni tra le parti, già compromesse da mesi di negoziati falliti e reciproche accuse. Mentre la situazione umanitaria a Gaza si fa sempre più critica, le parole di Khoudary risuonano come un monito: senza aiuti, la sopravvivenza stessa della popolazione è a rischio.




