Elkann prosegue sulla vendita di Repubblica e Stampa, il governo chiede garanzie
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Redazione Interno
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La cessione del gruppo Gedi, che pubblica quotidiani nazionali come la Repubblica e la Stampa, avanza senza soste, nonostante le preoccupazioni sollevate dalle redazioni e le sollecitazioni del governo a procedere con maggiori cautele. Dopo l'incontro tra i vertici aziendali e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'informazione, è apparso chiaro che la volontà della proprietà, riconducibile a John Elkann attraverso la holding Exor, è di portare a compimento la trattativa con il gruppo greco Antenna. Una scelta che, secondo alcune voci politiche, si inserirebbe in un disegno più ampio di riduzione degli interessi industriali della famiglia in Italia, il quale ha già interessato, nel corso degli anni, altri settori strategici del made in Italy. Il percorso di vendita, del resto, è ormai a uno stadio avanzato, e le assicurazioni fornite dalle parti in causa non sembrano aver placato l’ansia dei giornalisti, alcuni dei quali si dicono amareggiati dalle modalità con cui si sta gestendo il passaggio.
L'incontro in governo e la linea di Elkann
La riunione al Dipartimento per l'editoria ha sostanzialmente confermato le intenzioni delle parti. Da un lato, i rappresentanti di Gedi hanno ribadito la decisione di "andare avanti con la vendita" al conglomerato mediatico di Theodore Kyriakou, chiudendo così un'epoca per l'editoria italiana. Dall’altro, il sottosegretario Alberto Barachini ha elencato le priorità che, secondo l’esecutivo, dovrebbero essere garantite: la salvaguardia di tutti i posti di lavoro, il mantenimento dell’indipendenza editoriale e una trasparenza totale nelle procedure. Richieste che, per quanto accolte formalmente, non modificano la sostanza di un'operazione commerciale già delineata, la quale procede di pari passo con altre cessioni di asset industriali legati alla sfera di Exor. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, del resto, ha spesso sottolineato l’importanza delle scelte imprenditoriali autonome nei mercati globali, in un contesto internazionale dove gli assetti proprietari dei media sono in costante evoluzione.
Le reazioni dentro le redazioni
Se a livello istituzionale il dialogo prosegue, all’interno delle testate coinvolte il clima è teso, segnato da un profondo senso di incertezza sul futuro. Nella redazione de La Stampa, giornale con una storia quasi secolare, prevale un sentimento di mortificazione, legato non solo alla prospettiva del cambio di proprietà ma anche alla percezione di essere considerati un elemento secondario nell’affare. La sensazione, espressa da alcuni, è che il potenziale acquirente non nutra un reale interesse per il quotidiano torinese, fattore che alimenta ulteriori timori sulla sua continuità e sulla sua identità. Una situazione delicata, che trasforma i giornalisti, loro malgrado, in protagonisti di una cronaca che raccontano ogni giorno, mentre attendono sviluppi su un negoziato che deciderà le sorti del loro lavoro.
Il quadro più ampio della exit strategy
La trattativa in corso non è un evento isolato, ma piuttosto l’ultimo capitolo di una strategia di disimpegno progressivo dal tessuto produttivo nazionale, come osservato da alcuni analisti. Dopo aver ceduto marchi storici dell’industria automobilistica e metalmeccanica, la famiglia Elkann si appresta così a lasciare anche il settore dell’editoria di qualità, un passaggio che solleva interrogativi sulla concentrazione della proprietà dei media e sul pluralismo dell’informazione. Il confronto con i comitati di redazione, intensificatosi nelle ultime settimane, rimane un canale aperto, sebbene le decisioni finali spettino alle controparti economiche. L’attenzione è ora rivolta agli sviluppi tecnici dell’accordo, nella consapevolezza che il processo, ormai avviato, difficilmente subirà inversioni di marcia.




