La notte delle cover incorona Ditonellapiaga, ma il vero spettacolo è nei duetti e nelle piccole polemiche

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La quarta serata del Festival di Sanremo 2026, quella dedicata alle cover e ai duetti, ha rispettato la sua fama di appuntamento più scoppiettante della settimana, regalando al pubblico dell'Ariston e a quello da casa un carosello di emozioni, ritmi e, come da tradizione, qualche inevitabile strascico polemico. Sul palco, a infiammare la gara parallela che non influisce sulla classifica finale, ci hanno pensato i trenta big in gara, ciascuno affiancato da uno o più ospiti scelti con cura per rivisitare pagine celebri della musica italiana e internazionale. A spuntarla, al termine di una lunga notte di esibizioni, è stata Ditonellapiaga, che in coppia con TonyPitony ha convinto tutti con la loro interpretazione di "The lady is a tramp", un classico senza tempo che ha valso alla cantante romana il primo posto in classifica. Una vittoria che, come ha dichiarato la stessa artista nella notte, l'ha colta di sorpresa, lei che non si aspettava certo di salire sul podio e che invece si è ritrovata a celebrare un trionfo costruito con un lavoro certosino sulla performance.

Sul gradino più basso del podio, ma con un'affermazione che ha diviso la platea, si è piazzata Arisa. La sua versione di "Quello che le donne non dicono", il brano manifesto di Fiorella Mannoia, è stata impreziosita dalla maestosità del Coro del Teatro Regio di Parma, un connubio che ha regalato momenti di alta intensità emotiva. Eppure, quando Carlo Conti ne ha annunciato il terzo posto, dall'Ariston sono partiti fischi di disapprovazione, segno che il pubblico presente in teatro avrebbe gradito una collocazione ben diversa per l'esibizione della cantante lucana. Un malcontento che ha riguardato anche altri big: fuori dalle prime dieci posizioni, con grande sorpresa, sono rimasti nomi del calibro di Marco Masini e Fedez, che avevano duettato su "Meravigliosa creatura" di Gianna Nannini accompagnati dal violoncellista Stjepan Hauser, e la stessa co-conduttrice Laura Pausini, il cui medley iniziale non è rientrato nella competizione in quanto ospite.

Morandi, Gassmann e la regola dei parenti: il dietro le quinte si accende

Se la musica ha dettato il ritmo della serata, sono state le dinamiche umane e i piccoli retroscena a rubare la scena nei momenti di pausa. L'irruzione sul palco di Gianni Morandi, il vero "Mr. X" della serata, per duettare con il figlio Tredici Pietro in "Vita", è stata una delle sorprese più gradite al pubblico. Un'emozione familiare che, però, ha scatenato l'immediata reazione di Alessandro Gassmann. L'attore, infatti, aveva dovuto rinunciare a salire all'Ariston per promuovere la fiction "Guerrieri", in quanto padre di Leo Gassmann, anche lui in gara. "Regole non uguali per tutti", ha sbottato sui social Gassmann, sollevando un caso che ha rapidamente infiammato il web e riacceso il dibattito sulla presunta disparità di trattamento nel regolamento sanremese.

Un'altra scena che ha tenuto banco, complice la regia e l'implacabile lente dei social, è stato il bacio tra Levante e Gaia al termine della loro interpretazione de "I maschi" di Gianna Nannini. Un gesto spontaneo e appassionato su cui l'obiettivo della regia, però, ha allargato il campo proprio nel momento clou, generando un coro di critiche da parte di chi ha parlato di censura. Il regista Maurizio Pagnussat ha prontamente smentito, spiegando la scelta con i tempismi tecnici del cambio palco, ma la sensazione di un'occasione mancata è rimasta nell'aria, amplificata dall'attenzione costante del pubblico da casa.

L'ombra del dissing: la freddura di Grignani gela Pausini

Ma il momento di maggiore tensione, quello che ha fatto trattenere il fiato all'Ariston e agli spettatori, è arrivato a tarda notte, durante i saluti finali. Gianluca Grignani, dopo aver duettato con Luchè in "Falco a metà", si è trovato sul palco con Carlo Conti per la consegna del bouquet di fiori. Laura Pausini, co-conduttrice della serata e colei che aveva presentato l'esibizione, si era nel frattempo dileguata, forse per evitare l'incontro. Grignani, ricevendo il mazzo, non ha perso l'occasione per lanciare una stoccata velenosa: "C’è anche il numero di Laura Pausini dentro? Così la posso chiamare". Una battuta a freddo, consegnata con un sorriso, che ha riacceso all'istante i riflettori su una diatriba nata la scorsa estate, quando Pausini aveva inciso una sua versione de "La mia storia tra le dita" senza che Grignani, autore del brano, avesse gradito la mancanza di riconoscimenti. Un gelo che ha attraversato lo schermo e che ha confermato come il palco dell'Ariston, per quanto catartico, non sempre riesca a ricucire gli strappi.

La Sicilia protagonista e l'onda lunga dell'Asereje

Tra un dissing e una polemica, la musica ha comunque trovato ampio spazio, declinandosi in tutte le sue forme. Dalle atmosfere jazz di Serena Brancale in "Besame mucho" con Gregory Porter, all'energia travolgente di Tullio De Piscopo che a ottant'anni ha trasformato l'Ariston in una discoteca con "Andamento lento" insieme a LDA e Aka 7even. Sul palco è salita anche la Sicilia, con numerosi artisti dell'isola protagonisti di duetti e omaggi, e non è mancato il momento puramente leggero e nostalgico: Elettra Lamborghini, nei panni di una "quarta Ketchup", ha fatto ballare tutti con "Asereje", un tormentone che ha riportato gli spettatori al 2002, nonostante qualche incertezza nelle coreografie. Una girandola di note, voci e provocazioni che ha confermato come la serata delle cover, al di là della classifica, resti il momento in cui il Festival si trasforma in una grande festa popolare, capace di mescolare generazioni e generi, regalando al pubblico spunti per discutere, sognare e, inevitabilmente, appassionarsi.

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