Gianni Morandi sul palco con il figlio Tredici Pietro, la voce rotta dall'emozione e quinto posto nella serata cover
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’ingresso di Gianni Morandi all’Ariston, nella serata di venerdì, è stato uno di quei momenti che difficilmente chi era in teatro o davanti alla televisione dimenticherà: l’artista ottantunenne, che ha scritto pagine fondamentali della musica leggera italiana, è comparso sul palco per affiancare il figlio Pietro, in arte Tredici Pietro, durante l’esibizione prevista per la quarta serata del Festival, quella dedicata alle cover e ai duetti. Una comparsa, la sua, che non era stata annunciata né inclusa nelle scalette provvisorie diffuse nella giornata di giovedì, e che per questo ha assunto i contorni di una sorpresa assoluta per il pubblico e per i cronisti presenti in sala stampa. I due, insieme a Galeffi, Fudasca & Band, hanno interpretato Vita, brano del 1988 scritto da Mogol e Mario Lavezzi che Lucio Dalla e lo stesso Morandi incisero in un celebre duetto, e l’esecuzione si è caricata immediatamente di un pathos particolare quando la voce del padre, all’inizio, si è spezzata per l’emozione. Un passaggio, quello iniziale, in cui il controllo ha ceduto il passo alla commozione autentica, per poi ritrovare la sua dimensione e fondersi con quella del figlio in un abbraccio sonoro che ha attraversato generazioni e stili diversi, considerando anche la rilettura in chiave rap operata da Tredici Pietro.
La classifica e il peso di una performance fuori gara
L’esibizione di padre e figlio, che ha visto il cantante di Monghidoro condividere per la prima volta il palco del Festival con Pietro, è stata sottoposta al giudizio complessivo del televoto, ponderato per il trentaquattro per cento, e delle giurie della sala stampa e delle radio, ciascuna con un peso del trentatré per cento. Al termine della lunga maratona musicale che ha impegnato tutti e trenta i big in gara fino oltre l’una e mezza di notte, la classifica finale della serata cover ha premiato Ditonellapiaga e TonyPitony con *The lady is a tramp*. Sul podio sono saliti anche Sayf, secondo con *Hit the road Jack* accompagnato da Alex Britti e Mario Biondi, e Arisa, terza con *Quello che le donne non dicono* eseguita insieme al Coro del Teatro Regio di Parma. Tredici Pietro e Gianni Morandi, con la loro *Vita*, hanno conquistato la quinta posizione, preceduti dalle Bambole di Pezza e seguiti da Sal Da Vinci, LDA & Aka 7even, Nayt, Dargen D‘Amico e Luchè, in una top ten che fotografa il gradimento della serata ma che, come specificato più volte dalla direzione artistica, non concorre alla determinazione del vincitore finale del Festival.
Le reazioni e il confronto tra figli d’arte
Mentre i social network e i profili dei protagonisti si riempivano di commenti e messaggi di stima per l’intensità del momento vissuto dalla famiglia Morandi, con Jovanotti che su Instagram ha parlato di spirito musicale che unisce padre e figlio, non sono mancate voci critiche legate alla presenza di un familiare così ingombrante sul palco. Alessandro Gassmann, attore e padre di Leo Gassmann, altro giovane cantante in gara in questa edizione, ha espresso pubblicamente il proprio disappunto attraverso i suoi canali social, lamentando quella che a suo avviso è stata un’applicazione non uniforme delle regole. Gassmann ha riferito di aver ricevuto un diniego alla possibilità di presentare la sua serie televisiva *Guerrieri* durante il Festival, motivato dalla sua posizione di genitore di un concorrente, e ha contrapposto a questa decisione la partecipazione attiva di Morandi all’esibizione del figlio, sottolineando una disparità di trattamento che lo ha visto chiaramente contrariato.
L’emozione del diretto interessato e il senso di un debutto
Dopo l’esibizione, nel fugace momento di commento a caldo con Carlo Conti, Gianni Morandi non ha nascosto la tensione che lo aveva attraversato prima di salire sulle assi dell’Ariston, ammettendo candidamente di essere tesissimo e chiedendo al figlio una conferma sulla riuscita della performance, quasi a voler cercare un rassicurazione che solo lo sguardo di un figlio può dare. Tredici Pietro, dal canto suo, ha vissuto la settimana sanremese come un’esperienza totalizzante, fatta non solo della gara con il suo brano *Uomo che cade* ma anche dei momenti di condivisione con gli altri artisti, descritti come intensi e divertenti, e delle visite degli amici, utili a ricordargli, come ha raccontato, la sua dimensione umana al di là del personaggio artistico. La possibilità di duettare con il padre ha reso questo debutto, a suo dire, ancora più speciale di quanto avesse potuto immaginare, suggellando un legame che dalla sfera privata si è proiettato sotto i riflettori di uno dei palchi più importanti per la musica italiana.




