Tredici Pietro e il no di Gianni Morandi al duetto: “Temeva mi dessero del raccomandato”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il palco del Festival di Sanremo, si sa, è spesso terreno di incontri generazionali, ma quello tra Tredici Pietro e Gianni Morandi nella serata delle cover aveva un sapore particolare, intriso di significati familiari e artistici che andavano ben oltre la semplice esibizione. Ospite di Mara Venier a Domenica In - Speciale Sanremo, il giovane rapper, al secolo Pietro Morandi, ha svelato il dietro le quinte di quella performance, rivelando come il padre, inizialmente, non fosse per niente convinto di salire sul palco dell’Ariston insieme a lui. La scelta del brano “Vita”, che Gianni Morandi incise nel 1988 con Lucio Dalla trasformandolo in uno dei classici del repertorio italiano, non fu causale: rappresenta per Tredici Pietro il pezzo più amato della discografia paterna, nonostante il figlio abbia sempre cercato di tracciare un solco netto tra la propria carriera e l’ingombrante eredità artistica del cognome che porta.

La determinazione di Pietro, che all’Ariston ha portato il brano “Uomo che cade” classificandosi sedicesimo, si è scontrata con le remore di un padre preoccupato più per l’immagine del figlio che per la propria. “Tutta la vita che scappi da me, tu sei matto? Ti danno del raccomandato, poi ti rovini”, ha raccontato Tredici Pietro imitando la voce del padre, riportando il timore di Gianni Morandi di veder vanificati gli sforzi del ragazzo nel costruirsi un’identità artistica autonoma, lontana dalle scorciatoie che un cognome così celebre avrebbe potuto offrirgli. Un timore, quello dell’artista di Monghidoro, che rivelava una sensibilità paterna attenta a non oscurare il percorso del figlio con la propria ombra, seppure longeva e gloriosa.

La metafora del tatuaggio e la resistenza superata

A vincere le resistenze di Gianni Morandi, però, non è stata la ragione artistica o la convenienza mediatica, ma un’argomentazione affettiva così potente da sciogliere ogni dubbio. “Io gli ho detto ‘voglio cantare con te perché questa esperienza la terrò come un tatuaggio, per sempre nel mio cuore’”, ha confessato il cantante a Mara Venier, spiegando la chiave che ha aperto le porte all’emozionante duetto andato in scena nella quarta serata. Una dichiarazione d’amore filiale che ha trasformato quella che poteva sembrare una strategia di carriera in un momento privato condiviso con il pubblico, ribaltando la prospettiva iniziale del padre. Il racconto di Tredici Pietro ha così restituito la complessità di un rapporto che oscilla tra il bisogno di indipendenza e la voglia di rendere omaggio alle proprie radici, senza per questo sentirsi appesantito da esse.

La presenza di Gianni Morandi sul palco, in un’esibizione che molti hanno definito tra le più toccanti della rassegna, ha inevitabilmente acceso i riflettori anche su dinamiche collaterali del Festival. Non è mancata, infatti, la reazione stizzita di Alessandro Gassmann, che sui social ha lamentato una disparità di trattamento: all’attore era stato impedito di partecipare alla kermesse per presentare la serie “Guerrieri” in quanto padre di un concorrente in gara, Leo Gassmann, mentre Morandi padre ha potuto esibirsi senza problemi. “Regole non uguali per tutti”, ha sbottato Gassmann, sollevando una polemica che ha aggiunto un ulteriore strato di lettura a una serata già densa di significati familiari.

Il significato di “Uomo che cade” tra cadute e rinascite

Al di là del duetto con il padre, Tredici Pietro ha portato a Sanremo un pezzo d’autore come “Uomo che cade”, brano che parla di fragilità e resilienza con una maturità sorprendente per un esordiente alla prima partecipazione. La canzone, che ha valso all’artista il sedicesimo posto in classifica, esplora il concetto del percorso come unica vera dimensione esistenziale, lontano dalle logiche del traguardo o del punto d’arrivo. “È tutto nel percorso, tutto quanto”, ha spiegato il rapper a Domenica In prima di esibirsi in una versione live del suo inedito, quasi a voler sottolineare come la musica sia per lui un viaggio più che una meta, e come ogni caduta contenga in sé il germe di una possibile ripartenza.

Durante l’intervista nel salotto di Rai 1, Tredici Pietro ha voluto ribadire con forza l’autonomia del proprio cammino artistico, pur riconoscendo l’importanza di quel momento condiviso con Gianni Morandi. “Ho comunque preso le distanze, ho voluto fare un mio percorso personale, al Festival ci sono arrivato con le mie mani”, ha tenuto a precisare, quasi a voler rispondere a chi avrebbe potuto leggere il duetto come una forma di nepotismo più che come un omaggio sentito. E la scelta del brano “Vita”, in questo senso, ha funzionato da perfetto trait d’union tra due generazioni musicali che, pur muovendosi in territori sonori diversi, condividono una comune radice emiliana e una certa idea di autenticità espressiva.

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