Gli effetti dei dazi di Trump vanno oltre l’economia: l’orologio dell’apocalisse e il destino dell’umanità
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Redazione Economia
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C’è un orologio, il Doomsday Clock, che dal 1947 segna metaforicamente i minuti che separano l’umanità dalla sua estinzione. Non si tratta di uno strumento qualsiasi: a regolarne le lancette è un comitato di scienziati, tra cui numerosi premi Nobel, che valutano quanto le azioni dell’uomo stiano accelerando la propria fine. Se la politica commerciale di Donald Trump fosse un fattore da inserire in quel calcolo, probabilmente il quadrante segnerebbe un’ora più vicina alla mezzanotte.
Il ritorno del tycoon alla Casa Bianca ha riportato in auge una strategia aggressiva sui dazi, con conseguenze che travalicano i semplici equilibri di mercato. La decisione di colpire con nuove tariffe doganali Cina, Messico e Canada – inizialmente prevista per il 2 aprile, poi rinviata di 90 giorni – ha già scatenato reazioni a catena. Francesco Aiello, professore all’Unical, sottolinea come l’aumento dei costi per le aziende esportatrici verso gli Stati Uniti rischi di far lievitare i prezzi al consumo, con effetti potenzialmente devastanti.
Ma il punto non è solo economico. Dietro quelle misure si nasconde una visione che trascende il protezionismo, riflettendo piuttosto una logica di potere e di sfida geopolitica. A Winter Park, sobborgo di Orlando dove le disuguaglianze sociali si materializzano nella geografia stessa – da un lato i resort per ricchi pensionati, dall’altro le case precarie di chi li serve – c’è chi, come Peppuccia Rallo, potrebbe presto fare i conti con un carrello della spesa più leggero. I succhi d’arancia californiani, i cereali dell’Arizona, il latte del Montana: tutto diventerebbe un lusso.




