Trump blocca i missili Atacms in Russia, ma Kiev risponde con il Flamingo
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Redazione Esteri
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Secondo quanto riportato in esclusiva dal Wall Street Journal, e confermato da fonti del Pentagono, l’amministrazione Trump ha imposto un veto formale, sebbene non reso pubblico, sull’utilizzo dei missili Atacms forniti all’Ucraina per colpire obiettivi all’interno del territorio russo. La direttiva, che sarebbe attiva dalla tarda primavera, prevede che per ogni eventuale impiego operativo di tali sistemi d’arma – i quali, com’è noto, hanno una gittata considerevole – sia necessaria un’esplicita autorizzazione da parte del Dipartimento della Difesa statunitense, previa un’approvazione ad altissimo livello. Fonti interne hanno riferito che, in almeno una circostanza, le forze di Kiev avrebbero tentato di pianificare un’operazione che prevedeva l’uso degli Atacms oltre confine, ma il via libera sarebbe stato negato, bloccando di fatto la missione.
Questa politica di rigido controllo, che diversi analisti interpretano come un tentativo di non inasprire ulteriormente le tensioni con Mosca, non ha tuttavia impedito a Washington di procedere lungo un binario parallelo, autorizzando nuove forniture di armamenti, finanziati però dagli alleati europei, il cui destinatario finale rimane pur sempre l’Ucraina. Si tratta di una strategia che, da un lato, limita operativamente l’esercito ucraino per contenere l’escalation, e dall’altro continua a rifornirne l’arsenale, garantendo al contimo ingenti profitti all’industria della difesa statunitense.
La reazione di Kiev alla restrizione sull’uso degli Atacms è stata di netta contrapposizione, sebbene improntata a un pragmatico realismo. Fonti ucraine hanno infatti dichiarato, in tono risoluto, di far ricorso a sistemi d’arma di produzione nazionale, i quali – essendo frutto di sviluppo interno – non sono soggetti ad alcun tipo di veto internazionale. In particolare, viene citato il missile “Flamingo”, che si stima possa raggiungere una gittata operativa fino a tremila chilometri, presentandosi dunque come un’alternativa credibile e autonoma ai sistemi occidentali per colpire obiettivi in profondità.




