Ucraina, missili Flamingo colpiscono lo stabilimento Titan-Barrikady a Volgograd
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Nella notte tra venerdì e sabato le forze armate ucraine hanno condotto un attacco mirato contro il complesso militare-industriale russo Titan-Barrikady nella città di Volgograd, utilizzando cinque missili da crociera FP-5 Flamingo. La conferma dell'operazione è arrivata dal presidente Volodymyr Zelensky, che ha definito il sito un obiettivo legittimo in quanto coinvolto nella produzione di componenti per sistemi missilistici impiegati contro le città ucraine.
Secondo quanto riferito da Serhii Sternenko, consigliere del ministero della Difesa ucraino, sarebbero stati colpiti tre siti dello stabilimento, tra cui l'Officina n. 2 e un edificio di produzione dell'Officina n. 38, e gli attacchi sarebbero stati seguiti da un incendio sviluppatosi all'interno dell'area industriale.
Un obiettivo strategico nel cuore dell'industria bellica russa
Il Centro Federale di Ricerca e Produzione Titan-Barrikady rappresenta uno dei pilastri dell'industria della difesa russa: un'impresa a ciclo completo, dalla progettazione alla produzione in serie, specializzata nella fabbricazione di sistemi di lancio per missili balistici intercontinentali Yars e Topol-M, componenti per il sistema Iskander-M e bocche da fuoco per obici di grosso calibro come gli Msta-B e Msta-S.
La struttura, che opera come filiale della società spaziale statale Roscosmos, era già stata sottoposta a sanzioni internazionali da parte di Unione Europea, Stati Uniti, Giappone, Australia e Nuova Zelanda a partire dal febbraio 2024.
L'attacco notturno, rivendicato anche dallo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine, ha provocato il ferimento di dieci persone secondo le dichiarazioni del governatore della regione di Volgograd, Andrey Bocharov, che ha confermato i danni alle strutture industriali senza tuttavia specificare l'entità delle distruzioni.
La crisi in Crimea e gli attacchi alle infrastrutture
Contestualmente all'operazione su Volgograd, le forze di Kiev hanno intensificato le azioni contro obiettivi militari russi nella penisola di Crimea, colpendo un sistema antiaereo Pantsir-S1 a Feodosia e il traghetto Petropavlovsk nei pressi di Kerch, utilizzato dall'esercito russo per il supporto logistico nelle regioni meridionali dell'Ucraina.
Inoltre il Servizio di sicurezza ucraino (SBU) ha attaccato per la seconda volta nel mese di giugno la stazione di pompaggio petrolifera Vtorovo nella regione russa di Vladimir, un nodo logistico cruciale per il rifornimento di carburante sia per il mercato interno che per l'esportazione attraverso i porti del Baltico.
Le autorità filorusse hanno dichiarato lo stato di emergenza in Crimea, dove la popolazione sta affrontando una grave crisi energetica con razionamenti di carburante e lunghe code ai distributori, mentre i residenti di Sebastopoli e delle altre città della penisola riferiscono di scaffali vuoti e di una situazione definita da alcuni come apocalittica, con turisti in fuga e un generale senso di collasso delle infrastrutture civili.
Le conseguenze sul fronte e le dichiarazioni di Zelensky
In un messaggio pubblicato sui social, il presidente ucraino ha spiegato che l'attacco allo stabilimento Titan-Barrikady rientra in una strategia più ampia di pressione a lungo raggio, finalizzata a indebolire la capacità produttiva dell'esercito russo: "La portata delle nostre azioni a lungo raggio continua ad espandersi", ha scritto Zelensky, aggiungendo che "è proprio la nostra pressione, giorno dopo giorno, a gettare le basi per una pace dignitosa alla fine".
Il leader di Kiev ha inoltre denunciato l'intensificazione dei bombardamenti russi sulle città ucraine, con quasi 1.400 droni e 19 missili lanciati nell'ultima settimana contro 15 regioni del Paese, causando vittime civili e gravi danni alle infrastrutture, mentre le forze russe continuano a premere lungo i 1.200 chilometri del fronte di guerra, con particolare intensità nelle aree di Kharkiv, Zaporizhzhia e Donetsk.




