Missili ucraini Flamingo colpiscono un impianto militare a Volgograd: dieci feriti e stato di emergenza in Crimea

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato sui suoi canali social un video che documenta il lancio e l'impatto dei missili a lungo raggio FP-5 "Flamingo" contro quello che ha definito un obiettivo industriale militare nella città russa di Volgograd.

L'attacco, avvenuto nella notte, avrebbe centrato in pieno il complesso produttivo della Titan-Barrikady, un'azienda strategica del settore bellico russo specializzata nella produzione di sistemi di lancio per missili balistici intercontinentali come lo Yars e il Topol-M, nonché componenti per i sistemi Iskander-M e bocche da fuoco per cannoni semoventi. Le immagini condivise mostrerebbero l'intera sequenza dell'operazione, dalla partenza dei cinque proiettili fino al raggiungimento del bersaglio.

L’attacco all’impianto Titan-Barrikady e le vittime

Secondo quanto riferito da Serhii Sternenko, consigliere del ministro della Difesa ucraino, l'offensiva avrebbe centrato tre siti produttivi all'interno dello stabilimento, tra cui l'Officina numero 2 e un edificio dell'Officina numero 38. La scelta del bersaglio non appare casuale: l'impianto di Volgograd, soggetto a sanzioni internazionali da tempo, rappresenta uno dei cardini dell'industria della difesa russa e il suo danneggiamento mira a ridurre la capacità di Mosca di produrre armamenti per il fronte ucraino.

Le autorità locali, attraverso il governatore Andrei Bocharov, hanno confermato che l'attacco ha provocato almeno dieci feriti, trasportati negli ospedali della zona, e che i danni si sono concentrati esclusivamente nell'area produttiva, senza coinvolgere edifici residenziali. I vigili del fuoco sarebbero intervenuti per domare gli incendi scoppiati all'interno della struttura, riuscendo a circoscrivere il rogo.

La tensione cresce in Crimea e le difese aeree russe al lavoro

L'azione su Volgograd si inserisce in un quadro di crescenti pressioni militari sulle retrovie russe, come dimostra la decisione delle autorità di occupazione della Crimea di dichiarare lo stato di emergenza nella penisola, in vigore dalle tredici di ieri.

Il governatore filorusso Sergey Aksënov ha giustificato il provvedimento, che prevede razionalizzazioni nell'uso delle risorse e possibili limitazioni, con la necessità di far fronte alle difficoltà economiche causate dai continui raid ucraini contro le infrastrutture energetiche e logistiche, che hanno creato problemi di approvvigionamento di carburante e black out.

La mossa, secondo quanto dichiarato dallo stesso Aksënov, mira a "regolarizzare le questioni di carattere economico" e a garantire la stabilità operativa della regione, anche se il funzionario ha dovuto ammettere che nessun sistema di difesa aerea al mondo può garantire una protezione assoluta.

La risposta russa e le strategie diplomatiche in vista del vertice Nato

Mosca, da parte sua, ha confermato l'accaduto definendo l'attacco come "terroristico" e rivendicando l'intercettazione di numerosi droni e obiettivi aerei durante la notte. Il Ministero della Difesa russo ha parlato di un attacco massiccio con oltre seicento droni abbattuti in diverse regioni, compresa la stessa Crimea, a testimonianza dell'intensità della pressione ucraina.

Sul fronte diplomatico, intanto, si registrano movimenti in vista del prossimo vertice Nato in programma il 7 e 8 luglio ad Ankara: il gruppo E5, che riunisce le principali potenze militari europee, ha ribadito l'intenzione di inviare un messaggio chiaro a Mosca circa la determinazione dell'alleanza a sostenere Kiev e a dissuadere eventuali nuove azioni offensive.

Il presidente Zelensky, in questo contesto, ha dichiarato di aver presentato ai partner occidentali delle proposte per rendere possibile una trattativa e porre fine al conflitto, segnando un tentativo di bilanciare l'escalation militare con un'apertura diplomatica.

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