Giornalista e professoressa arrestati, l'archivio degli orrori tra Roma e Treviso: «Ho assi nella manica, tu mi davi incarichi e io rispettavo le consegne»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'archivio, a quanto è dato sapere dalle carte dell'inchiesta coordinata dalla procura di Roma, era sterminato: decine di immagini e di video, un vero e proprio catalogo di abusi costruito nel tempo per soddisfare una richiesta precisa, quella del giornalista di 48 anni, ex vicedirettore di un telegiornale nazionale e poi manager della comunicazione, nei confronti della sua amante, una professoressa di lettere di 52 anni. Materiale che in alcuni casi risaliva indietro negli anni, fino al 2017, quando la figlia della donna, la vittima designata di quella attenzione malata, aveva appena otto anni. La bambina, crescendo, non poteva sapere che i gesti quotidiani, il bagnetto o il momento di addormentarsi, venivano inquadrati dall'obiettivo della madre, trasformati in merce di scambio per una relazione parallela.

Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma, partite dalla denuncia del padre della ragazza, hanno delineato un meccanismo perverso e consolidato. La professoressa, che viveva a Treviso dopo il trasferimento dalla capitale, agiva come esecutrice materiale, riprendendo non solo la figlia sedicenne ma anche i nipotini, due bambini di cinque e otto anni, figli del fratello, che vivevano nello stesso stabile e che la donna aveva in affidamento, godendo della piena fiducia del genitore. E i messaggi che i due si scambiavano, finiti ora nel fascicolo processuale, non lasciano spazio a interpretazioni: la donna rassicurava l'amante sulla conservazione del vecchio materiale, definendolo la sua “collezione”, e in un passaggio chiave, riportato dagli inquirenti, scriveva: «Ho assi nella manica. Tu mi dai incarichi e io rispetto le consegne». Una dinamica, questa, che configura un vero e proprio scambio di ruoli, dove la richiesta dall'alto e l'esecuzione pedissequa diventano il cardine di una relazione fondata sulla mercificazione dell'infanzia.

La scoperta della sedicenne e l'ipotesi di una rete più vasta

A rompere l'incantesimo, lo scorso novembre, è stata proprio la ragazza. Durante un soggiorno a Treviso dalla madre, la sedicenne ha acceso il computer della donna e si è trovata davanti la chat aperta con il giornalista. Sullo schermo, le immagini che la ritraevano, scatti rubati mentre dormiva o mentre faceva la doccia, e accanto quelle dei cuginetti, immortalati in situazioni di quotidianità forzata che lasciavano intravedere molto di più. La ragazza ha avuto la prontezza di fotografare tutto con il cellulare e di contattare la matrigna, la compagna del padre, alla quale ha raccontato l'accaduto. È stata quest'ultima a suggerirle di allontanarsi con una scusa e a spingere per una denuncia immediata, scattata non appena la minore è rientrata in Campania dal padre.

Gli investigatori, una volta acquisiti i dispositivi della coppia, si sono trovati di fronte a una mole impressionante di dati: non solo le immagini prodotte dalla professoressa, ma anche centinaia di altri file pedopornografici presenti sul cellulare dell'uomo, scaricati dalla rete e raffiguranti minori in pose inequivocabili. Un elemento, questo, che ha fatto immediatamente scattare l'allarme sulla possibile esistenza di contatti con altri soggetti. Gli accertamenti tecnici si stanno ora concentrando sull'account Telegram dell'ex giornalista, una piattaforma criptata dove si sospetta potessero confluire le immagini dei tre bambini, trasformando quello che era un archivio privato in materiale per una rete di scambi ben più ampia.

Gli abusi sui nipotini e i commenti nelle chat

La posizione della professoressa, attualmente ristretta nel carcere di Treviso, si è aggravata ulteriormente quando dall'analisi delle conversazioni sono emersi elementi che vanno oltre la semplice produzione di materiale pornografico. Nelle chat, infatti, i due commentavano le reazioni dei bambini più piccoli, quelli di cinque e otto anni, e in alcuni messaggi la donna descriveva, o forse architettava, veri e propri abusi sessuali. Secondo quanto ricostruito, in alcune circostanze i nipotini sarebbero stati costretti a subire toccamenti nelle zone intime, puntualmente ripresi dalla zia e inviati all'amante come prova della “consegna” rispettata. La naturalezza con cui la coppia affrontava questi temi, la cura nel conservare il materiale in gallerie criptate per anni, la richiesta dell'uomo di avere sempre nuovi contenuti, descrivono un quadro di spietata oggettivazione dei corpi dei minori, ridotti a oggetti di un piacere mediato dalla tecnologia.

La custodia cautelare e le prossime tappe processuali

Il gip di Roma, concordando con l'impostazione della procura, ha disposto per entrambi la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistente un pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. Per il giornalista, difeso dall'avvocato Maurizio Barca, si sono aperte le porte di Rebibbia; la professoressa, assistita dal legale Marco Trombetti, è stata tradotta nel carcere femminile della città veneta. I legali si apprestano ora a preparare la difesa in vista dell'interrogatorio di garanzia, che si terrà nei prossimi giorni. L'accusa, nel frattempo, continua a lavorare per capire se il materiale prodotto dalla coppia abbia varcato i confini della loro relazione, immettendosi in quel dark web dove la domanda di pornografia infantile è purtroppo fiorente. La procura di Roma, con i pm titolari del fascicolo, sta seguendo ogni pista, certa che la verità processuale possa riservare ancora altri, inquietanti, sviluppi.

Description: Roma e Treviso, arrestati un giornalista e una professoressa per pedopornografia e violenza sessuale su minori. La donna riprendeva figlia e nipotini per compiacere l'amante.

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