Ranucci, il Tribunale di Roma: l’assegnazione al giudice nel rispetto delle regole

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il presidente del Tribunale di Roma, Lorenzo Pontecorvo, è intervenuto sulle polemiche relative all’assegnazione del ricorso urgente presentato da Sigfrido Ranucci contro la sua rimozione dalla conduzione di Report, esprimendo sostegno alla giudice del lavoro Donatella Casari. In una nota diffusa il 28 settembre, Pontecorvo ha dichiarato: «Come già in precedenti occasioni, esprimo il mio sostegno alla dottoressa Donatella Casari, magistrata che dimostra quotidianamente indipendenza, imparzialità ed equilibrio, oltre a una solida preparazione».

La ricostruzione dell’assegnazione del fascicolo

Secondo il presidente del Tribunale, il fascicolo è stato assegnato «nel rispetto delle analitiche disposizioni tabellari vigenti da anni, le quali, mediante meccanismi automatici, assicurano l’osservanza del principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge».

Pontecorvo ha inoltre precisato che i medesimi organi di stampa che hanno sollevato dubbi sulla trasparenza dell’assegnazione attribuiscono alla giudice «non meglio precisati pregiudizi desunti da decisioni rese in precedenti procedimenti giurisdizionali, peraltro non comparabili con la controversia oggi sottoposta al suo esame, né per natura e oggetto né per le parti coinvolte».

Il ricorso di Ranucci e le scadenze

Il ricorso depositato il 15 settembre dai legali di Ranucci al Tribunale del Lavoro di Roma chiede la revoca del provvedimento adottato dalla Rai il 28 agosto e il reintegro immediato del giornalista come autore e conduttore della trasmissione d’inchiesta di Rai 3, in tempo utile per la prima puntata della nuova stagione prevista l’8 novembre.

La difesa, composta dai professori Franco Focareta e Franco Scarpelli e dall’avvocato Stefano Rossi, contesta la legittimità delle motivazioni indicate dall’azienda, sostenendo che formule come «obiettiva situazione di incompatibilità», «continue pressioni» e «percezioni di opacità, commistione e interferenze» non sarebbero state accompagnate da fatti concreti o documentazione a supporto.

L’udienza e i tempi della decisione

Nel corso dell’udienza tenutasi il 25 settembre, la giudice Casari ha ritenuto il procedimento cautelare sufficientemente istruito, si è riservata e ha concesso alle parti fino al 30 settembre per il deposito delle note. Ranucci si era presentato in tribunale accompagnato dal suo pool di legali; erano presenti anche Felice Ventura, capo delle risorse umane di Viale Mazzini, e Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, in qualità di persona informata sui fatti.

I legali di Ranucci avevano chiesto alla Rai di conoscere gli atti e le circostanze utilizzati per formulare valutazioni sulla credibilità e sull’indipendenza professionale del giornalista, senza ricevere ulteriori chiarimenti o documenti.

Il quadro normativo richiamato

Nel ricorso vengono richiamati i principi costituzionali, il contratto di servizio Rai, il Codice etico aziendale e l’European Media Freedom Act, con l’obiettivo di verificare se sia legittimo rimuovere l’autore e conduttore del principale programma d’inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione.

La difesa contesta inoltre i tre ruoli alternativi offerti a Ranucci, definendoli una grave mortificazione professionale, e chiede alla magistratura di sospendere gli effetti dei provvedimenti e di riassegnare immediatamente il giornalista alle mansioni precedentemente svolte.

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