Silvia Salis apre a Bloomberg: “Candidarmi premier contro Meloni? Se me lo chiedessero, non direi di no”
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Redazione Interno
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La scia lunga della sconfitta referendaria di Giorgia Meloni, un terremoto politico che ha ridisegnato gli equilibri interni al centrodestra, sta producendo effetti inaspettati anche sull’opposizione. È in questo scenario, reso fluido da sondaggi che sembrano premiare il cambiamento, che emerge la figura della sindaca di Genova, Silvia Salis. Intervistata dall’agenzia statunitense Bloomberg, nota per la sua influenza nei circuiti finanziari e politici internazionali, la prima cittadina ligure ha rilasciato dichiarazioni che rischiano di scardinare le gerarchie del cosiddetto Campo largo. Alla domanda diretta se accetterebbe di candidarsi alla presidenza del Consiglio per sfidare direttamente l’attuale premier, Salis ha risposto senza usare troppi giri di parole: “Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione”. Una frase, questa, che pesa come un macigno, soprattutto se contestualizzata nell’attuale stallo delle opposizioni, dove i leader nazionali faticano a trovare una sintesi.
La notizia, rimbalzata immediatamente sulle principali testate italiane, assume una valenza particolare se si considera il profilo dell’intervistata. Salis, che amministra Genova senza una tessera di partito in tasca, ha costruito la sua ascesa politica proprio sulla capacità di tenere insieme anime distanti del centrosinistra – dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle – in una formula che molti definiscono “laboratorio politico” per il futuro. Nell’intervista, che l’agenzia statunitense ha corredato con un Titolo emblematico come “Emerge in Italia una anti-Meloni con l’obiettivo di spodestare l’originale”, la sindaca non si è limitata a lasciare aperta la porta a una candidatura. Ha anche incassato il favore dei sondaggi, ammettendo che “quest’attenzione nazionale mi lusinga” e che non può “sfuggire a queste domande”.
Una critica frontale al governo e la questione delle primarie
Sul piano politico, Silvia Salis ha utilizzato la vetrina internazionale per tracciare un solco netto rispetto all’esecutivo guidato da Fratelli d’Italia. Autodefinendosi “una candidata progressista”, ha sostenuto con convinzione la tesi secondo cui sviluppo economico e giustizia sociale non solo possono coesistere, ma debbono farlo per costruire un’alternativa credibile. Il giudizio sull’operato della maggioranza è stato lapidario: “Questo governo di destra non è stato in grado di realizzare né l’uno né l’altro – ha dichiarato citata da Bloomberg – rendendo infelici sia i pochi che i molti”. Un’analisi, la sua, che non lascia spazio a fraintendimenti e che fotografa un malessere diffuso, secondo la sindaca, trasversalmente nel paese.
Tuttavia, il messaggio di Salis contiene una precisazione sostanziale che ne definisce i limiti operativi. Pur sentendosi lusingata dalle attenzioni e pur non escludendo un ruolo nazionale, la prima cittadina di Genova ha ribadito con forza il suo “no” secco alla partecipazione a eventuali primarie di coalizione. “Di fronte a una richiesta unitaria – ha spiegato – non posso dire che non la prenderei nemmeno in considerazione, sarebbe una bugia”, ma la strada della competizione interna al centrosinistra per la scelta del candidato sembra essere un’ipotesi che Salis respinge con decisione. Questa posizione, che la pone potenzialmente come una “soluzione esterna” ai litigi tra i segretari, è stata letta dagli analisti come un tentativo di forzare la mano a chi, come Elly Schlein o Giuseppe Conte, sta già muovendosi in vista delle prossime Politiche.
La precisazione e l’effetto sul Campo largo
Se le dichiarazioni rilasciate a Bloomberg hanno avuto l’effetto di una bomba ad orologeria nei palazzi romani, la reazione della diretta interessata non si è fatta attendere per cercare di arginare il polverone mediatico sollevato. In serata, attraverso una nota stampa, Silvia Salis ha voluto mettere un punto fermo sulla sua posizione, chiarendo un aspetto che forse nell’intervista originale era passato in secondo piano: la volontà di onorare il mandato ricevuto dai cittadini genovesi. “Sono stata eletta per occuparmi della città almeno per cinque anni – ha precisato – Non ho nessuna intenzione di venire meno al mio mandato”.
Questa precisazione, sebbene apparentemente conservativa, non cancella però la portata della “apertura” concessa ai media statunitensi. Salis ha infatti ribadito il concetto che, se la domanda fosse posta in termini “unitari” e senza passare attraverso la “recita” delle primarie, sarebbe ipocrita non prenderla in considerazione. Un equilibrio, il suo, che le permette di mantenere il piede in due staffe: da un lato rassicura l’elettorato genovese e gli alleati locali sulla sua continuità amministrativa; dall’altro, si candida ufficialmente a diventare un punto di riferimento nazionale per quella fetta di elettorato moderato e progressista che cerca un volto nuovo, lontano dalle correnti e dalle liturgie dei partiti tradizionali.




