Iran, Araghchi: «Aprendo una rotta-bis a Hormuz gli Usa violano il memorandum»
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Redazione Esteri
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Seconda notte senza attacchi statunitensi contro l'Iran, con l'amministrazione Trump che sembra aver momentaneamente accantonato l'ipotesi di una "escalation significativa" dell'offensiva militare. Secondo quanto riportato dal New York Times, il presidente degli Stati Uniti avrebbe deciso di rallentare i piani bellici dopo un incontro tenutosi venerdì con i principali consiglieri e membri dell'amministrazione, timoroso che le scorte del Pentagono, già ridotte, di intercettori Patriot e munizioni per la difesa aerea in Medio Oriente possano esaurirsi.
Sul fronte diplomatico, tuttavia, le tensioni non accennano a diminuire, con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che ha accusato gli Stati Uniti di aver deliberatamente violato il memorandum d'intesa postbellico aprendo una rotta marittima alternativa nello Stretto di Hormuz.
La violazione del memorandum e il nodo di Hormuz
La disputa si concentra sull'articolo 5 del memorandum, che secondo Teheran assegna all'Iran la responsabilità di ripristinare la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz entro un mese, includendo la determinazione delle rotte e le operazioni di bonifica dalle mine. Araghchi ha respinto le critiche sulla presunta ambiguità della clausola, sostenendo che il testo è "completamente chiaro" e che gli Stati Uniti hanno violato l'accordo aprendo un corridoio meridionale alternativo prima della scadenza del termine previsto, minando così l'autorità iraniana sullo Stretto.
Il capo della diplomazia iraniana ha dichiarato che Teheran ha ripetutamente avvertito Washington attraverso i canali di comunicazione diretta stabiliti dopo i colloqui in Svizzera, nonché tramite mediatori qatarioti e pakistani, ma che gli Stati Uniti hanno mostrato una volontà "determinata a creare tensioni o indebolire la sovranità e la gestione iraniana sullo Stretto di Hormuz".
La tregua come pausa e gli scenari regionali
Le dichiarazioni di Araghchi giungono in un contesto di rinnovata tensione dopo che il presidente Trump, il 19 luglio, aveva affermato di non essere affatto preoccupato per la sospensione da parte dell'Iran degli obblighi previsti dal memorandum. La tregua tra Stati Uniti e Iran, che era stata raggiunta al termine di quaranta giorni di guerra, ha rappresentato solo una sospensione temporanea delle ostilità, senza risolvere le questioni strategiche alla base dello scontro.
A preoccupare gli analisti è il rischio che si apra una nuova fase di conflitto più ampia, capace di coinvolgere gli equilibri regionali e gli interessi globali, come confermato anche dalla recente ondata di attacchi che ha visto l'Iran colpire obiettivi statunitensi in Kuwait e Bahrein. Sul versante yemenita, intanto, si sono registrati scontri tra le forze governative e le milizie sostenute dall'Arabia Saudita nella provincia di Al-Jawf, a dimostrazione di come le tensioni tra Washington e Teheran rischino di riaccendere i fronti secondari in tutta la regione.
La posizione iraniana e i canali diplomatici
Nel dettaglio, Araghchi ha sottolineato come la rotta designata da Teheran fosse stata selezionata sulla base di considerazioni di sicurezza e sicurezza della navigazione, poiché le operazioni di bonifica erano ancora in corso. L'introduzione del corridoio alternativo da parte degli Stati Uniti, avvenuta circa dieci giorni dopo la riapertura dello Stretto nonostante mancassero ancora due settimane alla scadenza concordata, è stata interpretata come un tentativo di minare l'autorità iraniana.
Araghchi ha inoltre ribadito che le comunicazioni marittime mostravano come le navi venissero incoraggiate a evitare la rotta iraniana a favore del corridoio meridionale, descritto da Teheran come più lento e con maggiori rischi per la navigazione. "Alla fine, a prescindere dalle loro intenzioni, sono stati gli Stati Uniti a violare l'accordo e a mettere le cose sul corso che stiamo osservando oggi" ha dichiarato il ministro, aggiungendo che non si vede "buona volontà nel comportamento dell'America".
Il contesto militare e le prospettive
Nonostante l'attuale pausa nei raid, le ultime settimane hanno visto un'intensificazione delle ostilità, con gli Stati Uniti che hanno preso di mira siti all'interno dell'Iran e Teheran che ha risposto colpendo installazioni militari statunitensi in diversi Paesi della regione. Le Guardie Rivoluzionarie hanno invitato i civili dei Paesi mediorientali che ospitano truppe americane a mantenersi ad almeno cinquecento metri dalle basi militari statunitensi, segno che l'allarme resta alto.
In questo quadro di incertezza, il ministro Araghchi ha comunque incontrato il suo omologo russo Sergei Lavrov, definendo "incerte" le prospettive di pace e sottolineando come il problema principale risieda nell'approccio statunitense, descritto come "illogico, avido e dominatore". La comunità internazionale resta in attesa di capire se la pausa negli attacchi possa trasformarsi in una finestra per la diplomazia o se si tratti solo di un momentaneo ristoro prima di una nuova, più ampia fase del conflitto.
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