La Granda imbiancata: sulle Alpi cuneesi un Natale di neve e sci

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre un preoccupante assottigliamento del manto bianco caratterizza gran parte dell'arco alpino, le vallate della provincia di Cuneo, che alcuni chiamano ancora la Granda, si sono risvegliate dopo le festività natalizie avvolte in una coperta di neve eccezionalmente generosa. Una serie di perturbazioni, infatti, ha investito il territorio regalando accumuli importanti a tutte le stazioni sciistiche, le quali, dopo anni di aperture limitate e condizioni precarie proprio nel periodo delle feste, possono finalmente presentarsi al meglio delle proprie potenzialità. Questa abbondanza, che costituisce una risorsa vitale per l'economia locale, ha riportato sulle piste un flusso di visitatori decisamente incoraggiante, restituendo a quei luoghi la vivacità che meritano.

Numeri da record dopo le perturbazioni

I dati, del resto, parlano in modo eloquente. I comprensori che fanno capo a Prato Nevoso e al Mondolè hanno registrato un vero e proprio pienone, con una giornata di sole che ha seguito le intense nevicate. A Limone Piemonte, per citare un caso emblematico, sono stati contati oltre settemila passaggi in un solo giorno, un segnale di ripresa forte e tangibile per una stazione che oggi può definirsi in "forma smagliante". Sul suo comprensorio, che vanta impianti moderni e piste ben curate, si stimano accumuli complessivi che sfiorano i due metri e mezzo, una base solida e rassicurante che garantisce ottime condizioni per la pratica dello sci alpino e di fondo. Alcuni di essi, i più fortunati, hanno potuto godere anche di una quarantina di centimetri di neve fresca caduta proprio nei giorni di Natale.

Un quadro nivologico variegato e promettente

La situazione, osservata nel dettaglio, presenta sfumature interessanti legate all'altitudine e all'esposizione. Sul versante sudalpino, generalmente più mite, la neve al suolo inizia a farsi consistente a partire dai millecento, millequattrocento metri circa. Salendo di quota, gli spessori aumentano in modo significativo: attorno ai milleseicento metri si misurano fra i dieci e i venti centimetri, sopra i millenovecento si va dai quindici ai quaranta, mentre oltre i duemila metri si possono trovare, localmente, accumuli che vanno dai venti ai settanta centimetri e oltre. È il caso, ad esempio, dell'Alta Vallemaggia o della zona del Bernina, dove le precipitazioni recenti si sono sommate a quelle delle settimane precedenti, creando un patrimonio nevoso di tutto rispetto.

Le valli monregalesi brindano al bianco Capodanno

Nelle valli monregalesi, il panorama è altrettanto confortante e promette un Capodanno all'insegna del bianco e del sole. Se in pianura, come a Mondovì, l'attesa della neve è rimasta delusa, salendo verso le quote più elevate lo scenario cambia radicalmente. Le misurazioni delle centraline dell'Arpa fotografano una realtà che non si osservava da diversi inverni: a millenovecentottantacinque metri, la stazione di Limone Pancani ha registrato quasi due metri di neve al suolo; al rifugio Mondovì, posto a millesettecentosessanta metri nella valle Ellero, si sfiora il metro e mezzo. Sono cifre che, al di là dell'entusiasmo immediato che generano, rappresentano una garanzia di durata per la stagione invernale, permettendo a residenti e operatori di programmare le prossime settimane con un ottimismo finalmente ben fondato.

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