Loro Piana finisce in amministrazione giudiziaria: sfruttamento cinese dietro le giacche da 3.000 euro
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Redazione Economia
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Milano – Dietro il lusso impeccabile di Loro Piana, marchio iconico del cachemire oggi sotto l’egida di LVMH, si nasconde una filiera opaca che affonda le radici nello sfruttamento del lavoro cinese. Lo rivela un’inchiesta della Procura di Milano, che ha portato all’amministrazione giudiziaria della società per non aver adottato misure sufficienti a prevenire il caporalato nei suoi subappalti. Operai pagati una miseria, costretti a produrre giacche vendute poi a prezzi esorbitanti: 80 euro di manodopera trasformati in 3.000 euro su etichette patinate.
Carlo Colopi, dirigente dell’Ispettorato del lavoro milanese, definisce il fenomeno "vergognoso", soprattutto per un gruppo che, dati i suoi mezzi, avrebbe tutte le risorse per garantire il rispetto delle norme. "Molti hanno corretto il tiro dopo le nostre indagini", ha aggiunto, senza però nascondere l’amarezza per un sistema che continua a riprodursi. L’inchiesta si inserisce in un contesto già segnato da precedenti coinvolgimenti di big della moda – da Armani a Dior –, nonostante gli accordi promossi da Tribunale e Prefettura per contrastare il lavoro nero.
La vicenda riapre il dibattito sulla tracciabilità delle filiere, un nodo cruciale per un settore che basa il proprio appeal sull’eccellenza artigianale. Loro Piana, acquisita nel 2016 da LVMH e guidata da Antoine Arnault, è accusata di aver ignorato, seppur in modo non intenzionale, condizioni lavorative al limite della coercizione. Gli stabilimenti coinvolti, gestiti da intermediari cinesi, operavano in un grigio normativo dove il controllo era lasciato al caso.




