I chiaroscuri del lusso: tra arte e sfruttamento, il caso Loro Piana
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Redazione Economia
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di Giulia Crivelli
Mentre Roma si illuminava per gli eventi di alta moda e gioielleria di Dolce&Gabbana, celebrazione di un artigianato autentico e radicato nella tradizione, un’altra storia, ben più oscura, si consumava nel mondo del lusso. Il Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione straordinaria per un anno della filiale italiana di Loro Piana, marchio di punta del gruppo francese Lvmh, dopo aver accertato gravi irregolarità nel trattamento dei lavoratori in conto terzi. Un provvedimento che squarcia il velo di un sistema in cui, dietro alla perfezione sartoriale e ai prezzi esorbitanti, si nascondono dinamiche di sfruttamento.
L’indagine, che ha portato al commissariamento dell’azienda, ha rivelato come la produzione di capi d’abbigliamento fosse stata esternalizzata in contesti lavorativi ai limiti della legalità. Non è il primo caso nel settore: dopo Armani, Valentino e Dior, anche Loro Piana finisce sotto i riflettori della magistratura, confermando una prassi che sembra ormai strutturale. Eppure, non manca chi dipinge il provvedimento come un attacco ingiustificato a un’eccellenza del Made in Italy, alimentando una narrazione distorta che contrappone la "Procura cattiva" all’"azienda virtuosa". Una tesi fragile, che ignora i fatti emersi dalle indagini.
Domani, al ministero delle Imprese, si terrà un tavolo nazionale sulla moda, convocato dal ministro Adolfo Urso. L’incontro, previsto inizialmente un mese dopo la firma del protocollo per il controllo della filiera – siglato a Milano il 26 maggio e applicato solo in Lombardia – arriva invece a pochi giorni dal commissariamento di Loro Piana, quasi a sottolineare l’urgenza di intervenire su un sistema che continua a fondarsi su logiche spregevoli.
I grandi marchi del lusso, che vendono prodotti a cifre astronomiche e accumulano profitti da record, non possono più nascondersi dietro ai "non sapevo". Il "Far West" delle filiere, dove il lavoro nero e lo sfruttamento sono moneta corrente, è una realtà inaccettabile, soprattutto quando a pagarne il prezzo sono i lavoratori, ridotti a ingranaggi invisibili di un meccanismo perfetto solo in apparenza.




