I riflessi opachi del lusso: Loro Piana sotto amministrazione straordinaria, mentre Dolce
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Redazione Economia
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Mentre Roma ospitava gli eventi di alta moda e gioielleria di Dolce&Gabbana, omaggio a un’artigianalità autentica e senza compromessi, il Tribunale di Milano disponeva un provvedimento di amministrazione straordinaria per un anno nei confronti di Loro Piana, storico marchio del lusso italiano ora parte del colosso francese Lvmh. La decisione, emessa dalla Sezione Misure di Prevenzione, arriva dopo che le indagini hanno portato alla luce gravi irregolarità nella gestione della filiera produttiva, con accuse di sfruttamento lavorativo tramite intermediari non autorizzati.
Secondo il decreto firmato dal pm Paolo Storari, l’azienda avrebbe "agevolato colposamente" pratiche illecite, non vigilando adeguatamente sull’operato di alcuni subfornitori legati alla società Evergreen, accusata di impiegare manodopera in condizioni ai limiti del caporalato. Se da un lato giacche di cachemire da tremila euro sfilano nelle boutique più esclusive, dall’altro emergono retroscena in cui operai, alcuni ultraottantenni, lavoravano in condizioni che poco hanno a che fare con l’immagine patinata del Made in Italy.
Non è la prima volta che un big del lusso finisce nel mirino della giustizia per presunti abusi nella filiera, ma il caso ha riacceso il dibattito su un sistema che, pur basandosi sul valore dell’eccellenza artigiana, spesso nasconde dinamiche di sfruttamento. Bernard Arnault, proprietario di Lvmh e uomo tra i più ricchi al mondo, ha visto i profitti del gruppo crescere negli ultimi anni, mentre Loro Piana – acquisita nel 2013 – affronta ora una delle crisi più gravi della sua storia.




