Moda, i sindacati denunciano: "Filiera opaca e sfruttamento nei subappalti"
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Redazione Economia
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Mentre le passerelle celebrano l’eccellenza del made in Italy, dietro il glamour si nasconde una realtà fatta di violazioni sistematiche dei diritti dei lavoratori. A sollevare il velo sono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, che puntano il dito contro le pratiche irregolari emerse dalle ultime inchieste della Procura di Milano. Al centro delle indagini, marchi prestigiosi come Loro Piana, oggi sotto la lente per presunti legami con una filiera produttiva "tossica", dove il caporalato e lo sfruttamento sembrano essere la norma più che l’eccezione.
L’ordinanza del tribunale di Milano del 14 luglio, che ha disposto l’amministrazione giudiziaria della sede italiana del colosso del cashmere, non è un caso isolato. È il quinto episodio in poco più di un anno in cui un brand dell’alta moda finisce nel mirino della magistratura per aver beneficiato, direttamente o indirettamente, di condizioni lavorative al limite della legalità. Secondo gli inquirenti, Loro Piana – acquisita dal gruppo francese Lvmh per 2 miliardi – non poteva ignorare che i suoi subappaltatori operassero al di fuori delle regole. Pur non essendo accusata di aver organizzato consapevolmente il sistema, l’azienda è ritenuta responsabile di non aver adottato misure sufficienti per evitare rapporti con imprese coinvolte in reati come il lavoro nero e lo sfruttamento.
Le indagini, partite da una denuncia a Baranzate, nell’hinterland milanese, hanno portato alla luce un quadro agghiacciante. Un sarto cinese ha raccontato di essere stato costretto a turni massacranti di 13 ore al giorno, senza contratto né giorni di riposo, pagato in contanti appena 3 euro l’ora. Lui e altri operai, molti dei quali dormivano nei locali adibiti alla produzione, cucivano capi di lusso destinati alle boutique della griffe, vivendo in condizioni ai limiti della dignità umana.




