Moda, il lusso e le ombre del caporalato: Loro Piana sotto inchiesta
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Redazione Economia
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Mentre le passerelle continuano a celebrare il successo del Made in Italy, con le sue creazioni sinonimo di eleganza e prestigio, nelle retrovie della filiera produttiva persistono pratiche che minano i diritti dei lavoratori. A sollevare il velo su un sistema ancora opaco sono i sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, che richiamano l’attenzione sulle ultime indagini giudiziarie culminate nell’amministrazione giudiziaria di alcune aziende dell’alta moda. Tra queste spicca il nome di Loro Piana, storico marchio del cashmere, oggi parte del colosso Lvmh.
Secondo la Procura di Milano, l’azienda vercellese – acquisita nel 2013 dal gruppo francese per 2 miliardi di euro – non poteva ignorare che le proprie commesse fossero esternalizzate. Sebbene non vi siano prove di una “piena consapevolezza” delle condizioni di sfruttamento, emerge con chiarezza l’assenza di una struttura organizzativa in grado di evitare rapporti con imprese coinvolte in casi di caporalato. “Pur non essendo diretta responsabile”, si legge nelle motivazioni del tribunale, “l’azienda ha mostrato una carenza di controlli che ha di fatto agevolato il perpetuarsi di situazioni illegali”.
La risposta di Loro Piana non si è fatta attendere: il brand ha ribadito la “ferma condanna” di qualsiasi illecito e la volontà di collaborare con le autorità, sottolineando l’impegno nel garantire il rispetto dei diritti umani lungo tutta la filiera. Una posizione che, tuttavia, non ha evitato al gruppo di finire sotto la lente del Tribunale di Milano, che lo ha posto sotto amministrazione giudiziaria per un anno. La misura, disposta dalla Sezione Autonoma Misure di Prevenzione, punta a verificare e correggere le criticità emerse, in un caso che riporta alla luce il fenomeno del subappalto selvaggio nel settore del lusso.
Quello di Loro Piana non è un episodio isolato. Negli ultimi anni, diverse inchieste hanno rivelato come il sistema delle subforniture, spesso gestito da imprese a conduzione cinese, nasconda situazioni di grave sfruttamento, con lavoratori costretti a turni estenuanti e paghe ben al di sotto dei minimi contrattuali. Il decreto firmato dalla presidente Paola Pendino e dalla giudice estensore Giulia Cucciniello evidenzia come, nonostante i proclami, i controlli restino insufficienti.




