Roggero in carcere, il nodo dei risarcimenti: 480mila euro non versati, parti civili pronte ai pignoramenti

Roggero in carcere, il nodo dei risarcimenti: 480mila euro non versati, parti civili pronte ai pignoramenti
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre Mario Roggero sconta la sua prima notte nel carcere di Bollate, dove si è costituito venerdì 17 luglio per espiare la pena di 14 anni e 9 mesi inflittagli per il duplice omicidio dei rapinatori Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, si apre un nuovo, delicato capitolo della vicenda che ha diviso l'opinione pubblica e acceso il dibattito politico.

Al di là della pronuncia della Cassazione e delle speranze di clemenza riposte nella domanda di grazia presentata dalla moglie, il gioielliere di Grinzane Cavour deve fare i conti con un problema concreto e urgente, rappresentato dagli obblighi risarcitori nei confronti delle famiglie delle vittime. Le quindici parti civili costituite nel processo, rappresentate da diversi legali, non avrebbero ancora ricevuto le somme stabilite in sede giudiziale, e si dichiarano pronte a procedere con azioni esecutive sui beni del condannato per recuperare quanto dovuto.

Un debito da 480mila euro e il silenzio sui pagamenti

Il quadro che emerge dalle dichiarazioni degli avvocati delle parti civili è piuttosto netto: a fronte di una provvisionale complessiva di circa 480mila euro, disposta già dalla sentenza di primo grado e confermata nei successivi gradi di giudizio, Roggero non avrebbe ancora versato alcuna somma. A sollevare la questione è stato l’avvocato Giuseppe Roberto Caruso, che assiste la compagna e le figlie di Giuseppe Mazzarino. "Roggero non ha ancora versato nulla. molto probabilmente partiremo con i pignoramenti, ha diverse proprietà", ha dichiarato il legale, specificando che le procedure esecutive potrebbero scattare a breve per recuperare il credito vantato dai suoi assistiti e dagli altri familiari delle vittime. L'unica eccezione riguarderebbe Alessandro Modica, l'autista della banda rimasto ferito nella sparatoria, per il quale la provvisionale di 10mila euro risulta essere stata effettivamente pagata, come confermato dalla sua legale, l'avvocata Carla Montarolo.

Per tutti gli altri, invece, la situazione rimane di stallo, e si sta aprendo la strada alla fase esecutiva in sede civile per la quantificazione definitiva del danno, che potrebbe ammontare a richieste complessive di circa 3,3 milioni di euro.

La raccolta fondi e le proprietà nel mirino

L'avvocato Caruso ha sollevato anche un altro interrogativo, relativo alla raccolta fondi promossa da Roggero dopo la condanna di primo grado e più volte rilanciata pubblicamente per far fronte alle spese legali e, secondo quanto dichiarato, anche agli obblighi risarcitori. Il legale ha espresso perplessità sul destino di quelle risorse, definite come "somme considerevoli", sottolineando come non siano mai state utilizzate per saldare i debiti con le parti civili.

Ora che la sentenza è diventata definitiva, le azioni legali per il recupero del credito diventano più concrete: i legali delle famiglie delle vittime puntano al pignoramento delle proprietà immobiliari di Roggero, che rappresentano il principale patrimonio aggredibile per soddisfare le loro ragioni di credito.

Il dibattito politico e la grazia

La vicenda giudiziaria si è intrecciata in modo indissolubile con il dibattito politico, assumendo contorni che vanno ben oltre il caso specifico. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha visitato personalmente Roggero a Bollate, definendolo un uomo "che per 72 anni ha lavorato" e manifestando l'orgoglio di poterlo candidare alle prossime elezioni, nonostante la condanna comporti l'interdizione perpetua dai pubblici uffici che lo rende di fatto incandidabile.

Il leader della Lega ha ribadito il sostegno alla richiesta di grazia al presidente della Repubblica, una domanda che è stata formalmente depositata dalla moglie, Mariangela Sandrone. Dal centrodestra è partita una mobilitazione popolare, con banchetti e raccolte firme per sollecitare l'intervento del capo dello Stato.

Tuttavia, come ha precisato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, l'iter per la grazia è complesso e richiede tempo, e la decisione spetta esclusivamente al Presidente Mattarella, il quale ha già fatto sapere che le procedure devono seguire le linee dettate dalla Costituzione.

Le reazioni del mondo giudiziario e le norme in discussione

A fronte delle pressioni politiche e del sostegno popolare raccolto dal gioielliere, si sono levate voci critiche, in particolare nel mondo giudiziario e tra i giuristi. Il procuratore capo di Asti, Biagio Mazzeo, che aveva sostenuto l'accusa in primo grado, ha difeso la correttezza della sentenza, ribadendo la differenza sostanziale tra legittima difesa, che presuppone un pericolo attuale, e una reazione violenta a scoppio ritardato, come quella contestata a Roggero, che ha sparato ai rapinatori mentre fuggivano fuori dal negozio.

Anche il giurista ed ex parlamentare di Forza Italia, Gaetano Pecorella, ha definito la condanna "tecnicamente e umanamente ineccepibile", criticando le posizioni del suo stesso partito che ha aderito alla richiesta di grazia. Sul fronte normativo, è stata inoltre chiarita l'inefficacia, per il caso Roggero, delle nuove disposizioni del decreto sicurezza che escludono il risarcimento nei casi di eccesso colposo di legittima difesa.

L'avvocato Caruso ha spiegato che la norma, definita impropriamente "salva Roggero", non è retroattiva e, soprattutto, non si applica al caso del gioielliere, che è stato condannato per omicidio volontario e non per eccesso colposo.

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