Il dispiegamento di peacekeeper Nato in Ucraina è "inaccettabile" per Mosca
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Redazione Esteri
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ROMA – Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha definito “del tutto inaccettabile” l’ipotesi di un dispiegamento in Ucraina di peacekeeper provenienti da Paesi membri della Nato, anche se operanti sotto altre bandiere, come quelle nazionali o dell’Unione Europea. La dichiarazione, rilasciata al termine dei colloqui russo-americani a Riad, in Arabia Saudita, arriva in un momento di crescente tensione tra Mosca e l’Occidente, mentre il conflitto in Ucraina si avvicina al suo terzo anno senza segni di distensione.
Lavrov, che ha incontrato una delegazione statunitense guidata dal segretario di Stato Marco Rubio, ha sottolineato come la Russia non sia disposta a tollerare la presenza di truppe europee o atlantiche in territorio ucraino, nemmeno sotto forma di missioni di pace. “Ora gli Stati Uniti ci capiscono”, ha aggiunto il ministro, lasciando intendere che i colloqui abbiano almeno chiarito le posizioni reciproche, sebbene non abbiano prodotto alcun avvicinamento sostanziale.
Nel corso della conferenza stampa, Lavrov ha anche rivolto un duro monito al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e al suo governo, accusandoli di aver orchestrato un attacco alla stazione di pompaggio di Kropotkinskaya, parte dell’oleodotto del Caspio, nella Russia meridionale. “Zelensky e tutta la sua squadra vanno fatti ragionare e ricevere una bacchettata sulle mani”, ha dichiarato, usando un tono che non lascia spazio a interpretazioni. L’episodio, denunciato dalle agenzie russe ma non ancora confermato da fonti indipendenti, rischia di inasprire ulteriormente un conflitto già carico di ostilità.
La posizione russa si inserisce in un contesto più ampio, caratterizzato da una profonda spaccatura tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti sulle strategie da adottare per risolvere la crisi ucraina. Mentre a Riad si svolgeva il vertice russo-americano, a Parigi si teneva un incontro “ristretto” tra i rappresentanti dell’Ue, dell’Ucraina e di altri Paesi europei, evidenziando la mancanza di un fronte unitario occidentale.
Vladimir Putin, da parte sua, ha aperto alla possibilità di negoziati con Kiev, ma ha posto una condizione precisa: qualsiasi dialogo dovrà tenere conto dei “risultati sul campo di battaglia”, una formula che lascia intendere come Mosca non sia disposta a rinunciare ai territori attualmente sotto il suo controllo.
Intanto, il conflitto continua a espandersi, con conseguenze sempre più devastanti per la popolazione civile e per l’assetto geopolitico globale. Le parole di Lavrov, dure e perentorie, sembrano confermare che la Russia non intende cedere su ciò che considera una questione di sicurezza nazionale, mentre l’Occidente fatica a trovare una linea comune.




